Portafogli a Rischio Contenuto: Su rischio e rendimento non è proprio...

Portafogli a Rischio Contenuto: Su rischio e rendimento non è proprio tutto come viene detto

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Nel precedente articolo, con quei lettori che hanno avuto la bontà di leggerci fino in fondo, ci siamo lasciati con quattro domande, eccovele di seguito:

  1. Esiste il controllo del rischio?
  2. Rischio e rendimento sono sempre direttamente proporzionali?
  3. Quali sono i passi che si possono fare?
  4. Ci sono soluzioni certe? (Ovviamente no, ma forse occorre approfondire.)

Prima di affrontare puntualmente le domande proviamo a capire di cosa parliamo. Il rischio è sostanzialmente quanto noi paghiamo al mercato in cambio del rendimento. O, ancor meglio, il rendimento che noi ricaviamo dal mercato è la remunerazione del rischio che corriamo nel parteciparvi.

Ma siamo proprio costretti a partecipare al mercato? Sostanzialmente si. Senza scomodare i massimi sistemi possiamo dire che se abbiamo dei risparmi, di qualsiasi tipo, siamo sulla giostra. Basti pensare negli anni passati all’inflazione che deprimeva il potere d’acquisto o più recentemente alla tassazione dei risparmi o alle norme sul Bail-in.

 

Tornando al tema, Esiste il controllo del rischio?

In termini assoluti no. Non abbiamo alcun modo di controllare il mercato e le sue fluttuazioni.

Puntare allora sui beni rifugio? Va bene, ma quali sarebbero?

Fino a pochi anni or sono ci si sarebbe sentito rispondere “in primis il mattone”, con l’indice a fare il gesto di una scaletta che sale. Provate a dirlo oggi a coloro che hanno, non dico premura, ma solo necessità di vendere un immobile.

L’oro? Il Franco Svizzero? Sono quotati e quindi soggetti ad oscillazioni (quando non ad improvvide dichiarazioni dei rispettivi banchieri centrali).

La grande novità degli ultimi anni sono i Bund, i buoni del tesoro tedeschi. “Sono i più sicuri in caso di deflagrazione dell’Euro”, si sente dire. In un certo senso è vero ma a patto di comprare un titolo adesso e tenerlo 10 anni per avere… gli stessi soldi. Al lordo dell’inflazione. Sarà anche vero che il Btp italico è più ballerino ma rende l’1,5% annuo. Una semplicistica somma su dieci anni ci restituisce un differenziale di rendimento del 15%. Il tutto poi se non accade nulla e se su dieci anni non si abbia bisogno di realizzare l’investimento.

Se questo è controllare il rischio…

Insomma benvenuti nell’era dell’incertezza!

 

Quali sono quindi i passi che si possono fare?

Molto semplicemente, farsi pagare un rendimento più elevato possibile per il rischio che si corre. Come? Andando a cogliere delle occasioni quando queste si presentano. Anzitutto non sempre il mercato è razionale nel prezzare il rischio, ne accennavamo nel precedente articolo, inoltre si possono implementare strategie che evitino le situazioni particolarmente rischiose soprattutto in termini di volatilità estrema, oppure operando su temi conosciuti.

Ad esempio nella redazione del Portafoglio MultiAsset vengono espresse le competenze non solo e non tanto di chi scrive ma anche e soprattutto di un gruppo di trader, gestori ed analisti, senza dimenticare il supporto informatico (indicatori, trading system, etc etc).

Il messaggio quindi è: fare gruppo per fare meglio tutti assieme. Se non ci credete provate a guardare l’equity del servizio MultiAsset:

PERFOMANCE AL 0607 MULTIASSET

 

Altro tema può essere la differenziazione. Attenzione però perché, come Luca Barillaro ha ampiamente mostrato a Rimini in occasione dell’ITF2016 (minuto 49 circa), spesso gli asset sono meno differenziati di quanto appaiano. In un mondo globalizzato un calo della produzione cinese implica calo del petrolio che a sua volta amplifica l’impatto del primo sull’export italiano, perché anche gli altri paesi emergenti …etc etc.

Altro tema importante, come accennato, è la volatilità. Sempre a Rimini sia Alessandro Aldrovandi (minuto 9) che Massimiliano Malandra (minuto 37 circa) hanno argomentato come, in ambiti differenti, il controllo della volatilità possa risultare vincente.

Tutto quanto sopra quindi va a sfatare un altro mito: per guadagnare di più occorre rischiare di più o, in altre parole, rischio e rendimento sono proporzionali. Come detto è stato appunto dimostrato il contrario.

Ma non solo.

Quella che segue è il confronto aggiornato tra l’andamento dell’equity line del servizio WDI (rossa), gestito da Alessandro Aldrovandi e citato nel video, e l’andamento dell’indice azionario mondiale (nero).

wdi3

Soprassediamo per un attimo sul fatto che la linea rossa risulti vincente. Immaginiamo che sia il contrario e che nell’ultimo anno l’andamento delle due curve sia invertito. Sarebbe potuto certamente succedere.

Ebbene anche in questo caso non è detto che il maggior rischio paghi. Come? Semplice: immaginate di entrare sull’azionario mondiale (riga nera ma che abbiamo immaginariamente invertito nell’ultima parte) intorno all’aprile 2015, ossia sul picco. Non solo sareste in sostanziale pareggio ma molto probabilmente avreste speso una fortuna in ansiolitici.

Il messaggio quindi è: non c’è guadagno senza rischio ma il rischio occorre farselo davvero ben pagare.

 

Come si vede la nostra quarta NON domanda ha trovato la sua conferma: no, non ci sono soluzioni certe.

 

Caro lettore, se è arrivato fino a questo punto merita un plauso.

La cosa più ovvia credo possa essere una lettura dei servizi e delle analisi di cui abbiamo parlato. Se ritiene di voler leggere i nostri servizi per una quindicina di giorni mi scriva pure all’indirizzo

strinati@itconsilium.it

 

 

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Classe 1970, ha iniziato ad interessarsi di Borsa nel 1993. Nel 1996 abbandona la carriera di ufficiale dell’Esercito (Genio Trasmissioni) per dedicarsi al trading e all’editoria finanziaria. Giornalista – pubblicista ha collaborato con diverse testate giornalistiche (Borse&Finanza, Gazzetta di Modena, PC&Borsa, etc etc). Per diversi anni ha tenuto una rubrica di analisi tecnica su “Economia” del gruppo Rieffeser (Il Resto del Carlino, La Nazione, Il Giorno). Socio fondatore, è stato amministratore delegato e vice direttore di LombardReport.com, storica testata giornalistica on line di borsa. Dal 1999 organizza Il Campionato di Borsa con denaro reale, la ITCup, che ha sfornato personaggi di primissimo piano nel panorama del ToL italiano. Attualmente direttore della testata on line itConsilium, blogger sulle testate del gruppo Browneditore (FinanzaonLine, Borse.it, Finanza.com), collabora con Trading Library e con il portale Eduweb. Coautore del libro “Guida al Trading di Borsa” edito da Il Sole 24 Ore. Appassionato di storia (soprattutto militare), di energie alternative e delle tematiche dello sviluppo sostenibile, è socio e consigliere d’amministrazione di società di produzione di energia fotovoltaica.

3 COMMENTS

  1. Ottima e approfondita analisi, ma perchè invece di andare su strumenti finanziari complessi che possono portare a perdite ingenti sul capitale e regalare commissioni ai broker, non viene mai ricordato ci sono i cari vecchi e buoni conti deposito?

    Buon lavoro e buone cose.

  2. Ogni soluzione va bene, ma anche per i conti deposito valgono le stesse regole/rischi:

    bail-in
    tassazione
    rialzo dei tassi
    immobilizzazione capitale
    etc etc

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