L’economia reale dietro i grafici: intervista alla presidente di Confagricoltura Eugenia Bergamaschi

L’economia reale dietro i grafici: intervista alla presidente di Confagricoltura Eugenia Bergamaschi

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Ho conosciuto Eugenia Bergamaschi, Presidente di Confagricoltura Modena, 4 anni fa in occasione del terremoto in Emilia Romagna. Mi ha subito colpito per il suo modo di fare schietto e per la sua grinta con cui si è fatta portavoce verso il mondo politico delle necessità di un territorio profondamente segnato da numerose catastrofi naturali. Eugenia è una persona che getta il cuore oltre all’ostacolo, senza peli sulla lingua, e mi è sembrato quasi naturale interpellarla per approfondire la crisi economica italiana partendo proprio dal settore primario. Ne è uscita una piacevole chiacchierata che spero vi appassioni.

  • Qual è la situazione dell’agricoltura in Italia e in particolare in Emilia Romagna? La globalizzazione quali vantaggi e svantaggi sta portando al settore primario?

La situazione dell’agricoltura italiana e quella della regione Emilia Romagna, è molto pesante in questo momento. Il primo prodotto dell’annata 2016 che è stato raccolto, il frumento, ne è un esempio, nel senso che chi ha prodotto frumento, tra l’altro di alta qualità come percentuale di amido e resa per ettaro, si trova a fare i conti con prezzi di vendita molto bassi. Questo vale sia per il grano duro prodotto prevalentemente nell’Italia del sud che per il grano tenero prodotto anche nella nostra Regione. I prezzi di vendita si avvicinano a quelli di 30 anni fa. I costi di produzione del frumento e gli adempimenti burocratici sono aumentati e oggi il prezzo pagato al produttore non consente di coprire tali costi. Questa situazione è dovuta ad una alta produzione interna, alla forte concorrenza estera e ad azioni speculative. La nostra agricoltura è fatta in gran parte di prodotti di eccellenza (IGP e DOP) ma spesso questa nostre eccellenze non riescono a dare un adeguato riscontro economico a chi le produce.

Troppo spesso l’agricoltore, che è alla base della filiera agroalimentare, non guadagna. Questo succede con i suini, le pere, il parmigiano reggiano. Se dovessi individuare un comparto agricolo che non risente della crisi fino a qualche tempo fa avrei risposto il lambrusco ma anche questo, da circa un anno, è entrato in una forte crisi perché oggi purtroppo si sta producendo molto prodotto e si rischia di venderlo sotto costo.

  • Agricoltura e burocrazia. Le piccole e medie imprese vivono un’involuzione in Italia a causa della pressione fiscale elevata e della burocrazia che ostacola l’efficienza e la politica sembra essere sorda ad interpretare queste esigenze, anzi a volte sembra volutamente sembra mettere i bastoni tra le ruote alle PMI. Anche nel settore primario il problema è così grave?

Un imprenditore agricolo si trova, ogni giorno, ad affrontare le stesse difficoltà per fare impresa come gli imprenditori di altri settori. La burocrazia soffoca l’impresa e la voglia di fare impresa. Noi imprenditori siamo uccisi da una mole di burocrazia che comporta un elevato costo in termini di tempo (noi spediamo tantissimo tempo per adempimenti burocratici) e di denaro. È fondamentale sottolineare come molti di questi adempimenti burocratici spesso non servono assolutamente a nulla se non a creare carta. Un esempio ne è la nuova Politica Agricola Comunitaria che è entrata in vigore dal 2015. Questa nuova PAC è partita già vecchia con adempimenti e obblighi che rendono impossibile produrre. Ogni volta che, sia a livello europeo che a livello nazionale, si parla di semplificazioni le cose peggiorano sia in termini di adempimenti che di costi. “Noi vogliamo produrre cibo di qualità e non carte in quantità” con questo slogan noi agricoltori abbiamo manifestato a maggio in diverse piazze Italiane per difendere le nostre aziende. Dal 2000 hanno chiuso circa 310 mila aziende del settore primario. Se non si mette mano ai tanti problemi che attanagliano l’agricoltura questo numero potrebbe aumentare ancora.

  • Si dice che uno dei problemi dell’agricoltura sia l’eccessivo potere della Grande Distribuzione. È vero? Se sì cosa stanno facendo gli agricoltori per cambiare gli equilibri?

La grande distribuzione ha un grande potere, è lei che spesso decide i prezzi dei prodotti agricoli. Questo avviene perché lei ha un forte potere contrattuale rispetto agli agricoltori che sono tanti e spesso male organizzati; siamo troppo individualisti (è una critica che faccio agli agricoltori), non riusciamo a fare massa critica, non riusciamo a capire l’importanza del valore dei nostri prodotti e del nostro lavoro. Troppo spesso ci dimentichiamo che noi produciamo cibo e che se una mattina ci stancassimo di produrlo o di consegnarlo metteremmo in crisi tutti gli anelli della catena produttiva agroalimentare. Un esempio per capire meglio la nostra debolezza di produttori agricoli nei confronti della Gdo è quello che accade nel settore delle pere. L’80% delle pere italiane viene prodotto tra le province di Modena, Ferrare e Bologna. Sempre in queste 3 province viene prodotto il 90% mondiale della qualità di pera Abate. Nonostante questa forza produttiva i frutticultori di queste province sono in crisi da più di 5anni. Non ci sono leggi, non ci sono regole chiare a tutela del produttore per diminuire questo grande potere della Gdo. Finché non capiremo che occorre fare massa critica, creare un marchio e perdere anche un po’ del nostro interesse individualistico, l’agricoltura e gli agricoltori rimarranno sempre schiacciati e perdenti. A volte meglio perdere un dito e salvare il braccio, noi invece preferiamo perdere il braccio piuttosto che metterci assieme. Noi produttori agricoli dobbiamo comunque fare un salto di qualità. Il mondo cambia rapidamente e anche noi dobbiamo cambiare rapidamente mentalità, investire nell’innovazione, ottimizzare i processi produttivi delle nostre aziende per abbassare i costi di produzione, fare più squadra e maggiore aggregazione di prodotto creando marchi di qualità. Non basta produrre buone pere, occorre creare un brand. Questo vale per le pere come per il pomodoro e per qualunque altro prodotto agricolo. Gli agricoltori sono molto bravi a produrre eccellenze ma sono decisamente molto meno bravi a venderle anzi molto spesso demandano ad altri la loro vendita. In un mondo governato dalla globalizzazione se non si fa aggregazione di prodotto e se non si crea un unico brand non si riescono a raggiungere quei mercati lontani che possono essere importantissimi per la vendita dei nostri prodotti di eccellenza. Comunque tutto questo deve essere accompagnato da una forte e importante riforma di sburocratizzazione che assolutamente il nostro Paese deve fare per essere anche lui più moderno e competitivo.

  • Pensi che gruppi di acquisto, internet e la rete possano aiutare gli agricoltori ed i consumatori aggirando la grande distribuzione o l’agricoltura ha problematiche che ostacolano l’utilizzo della rete?

Purtroppo per molti imprenditori agricoli l’utilizzo della rete è ancora sconosciuto. Questo perché l’età media degli imprenditori agricoli è piuttosto alta perché il ricambio generazionale è molto lento e difficile. Gli Imprenditori agricoli di una certa età fanno piuttosto fatica a comprendere certe nuove forme di vendita. Conosco invece diversi giovani imprenditori che si sono messi in rete con le loro diverse produzioni e riforniscono direttamente vari gruppi di acquisto su diverse città come Cremona, Milano, ecc.. Sono i giovani che sono più predisposti ad affrontare i cambiamenti e a percorrere nuove strade di vendita. Anche l’utilizzo di internet sta diventando sempre più importante per fare agricoltura ma anche qui vi è una certa difficoltà a farlo entrare come normale strumento lavorativo per gli imprenditori non più giovanissimi.

  • Che opinione hai del TTIP? Confagricoltura ha una posizione in merito?

Non c’è una posizione ufficiale, è un argomento interessante che può portare a dei vantaggi a mio avviso per l’Italia, può diventare anche una opportunità se gestita bene. Per il momento su questo tema le trattative sono ancora un po’ in alto mare. Personalmente credo che possa essere uno strumento interessante ma con i giusti equilibri e con regole chiare. Dipende sempre dal “come” vengono scritti gli accordi e le regole in modo da non creare vantaggi ad una sola economia. Se mai si dovesse arrivare alla sottoscrizione del TTIP è importante ci sia poi anche corretta informazione .

  • Agricoltura e tecnologia. Ho ascoltato un tuo intervento ad un convegno in cui parlavi dell’utilizzo della robotica in agricoltura. Molto è stato fatto ma molto si farà in futuro, sono allo studio macchinari per la raccolta della frutta (anche se occorreranno forse anni). Pensi che la robotica possa togliere lavoro o, come spesso accade, sia invece una opportunità per tutti sia per migliorare l’efficienza che per riqualificare le competenze?

Sono favorevole alla tecnologia e all’ampliamento dell’utilizzo della robotica, occorre andare verso un lavoro agricolo sempre più specializzato. La manodopera non qualificata in agricoltura è sempre meno sia per motivi di sicurezza sul lavoro sia perché le aziende cercano di meccanizzare il più possibile le operazioni di lavoro per abbassare i costi di produzione. La strada per uscire da questo tunnel nero di crisi profonda che stiamo vivendo noi agricoltori è la specializzazione e l’innovazione. Solo così si possono abbassare i costi, ridurre gli sprechi, ad esempio dell’acqua, bene importantissimo per la sopravvivenza del nostro pianeta, ottimizzare gli interventi e ridurre l’utilizzo anche di sostanze chimiche in difesa dell’ambiente. In tal senso stiamo operando con un gruppo di produttori di pere. Insieme abbiamo fatto alcuni incontri e abbiamo anche interpellato un centro di ricerca ed innovazione per verificare se è possibile riuscire a realizzare un progetto molto ambizioso sulla raccolta meccanizzata di questo frutto. Il progetto è molto ambizioso e forse anche un po’ futurista” ma la voglia di innovare e di cambiare è tanta. Certo che per fare agricoltura e farla bene abbiamo bisogno di politiche forti che ci aiutino ad affrontare le sfide future. La politica deve assolutamente mettere in campo leggi e disponibilità economiche per la ricerca e l’innovazione.

Occorre anche che la nostra voce in Europa sia più forte e più autorevole perché troppo spesso la nostra agricoltura ha dovuto soccombere a leggi e provvedimenti Europei. Troppo spesso in Europa

si prendono decisioni che penalizzano le nostre produzioni agricole di eccellenza.

  • Finanza e agricoltura: la crisi come ha cambiato il rapporto banche/agricoltori e la situazione di accesso al credito com’è?

In passato il rapporto tra agricoltura e banche è sempre stato buono perché l’agricoltura è un settore molto patrimonializzato (proprietari di terreni e fabbricati) e quindi di interesse per il sistema bancario. Oggi questo rapporto è molto più difficile e anche se a parole risultiamo essere sempre un settore interessante per le banche l’accesso al credito per le imprese agricole è abbastanza difficile, complesso e lungo. Spesso ci troviamo a interloquire con dirigenti bancari che non conoscono il nostro mondo. Anche i nuovi parametri imposti dalle regole di Basilea non aiutano di sicuro l’accesso al credito per le aziende agricole. Confagricoltura per aiutare, supportare ed accompagnare le imprese agricole associate nel difficile percorso per l’accesso al credito ha creato Agricheck. Agricheck è una società di consulenza per l’accesso al credito in agricoltura che ha sottoscritto a livello nazionale diversi accordi con importanti Istituti Bancari Nazionali per aiutare ad abbassare i tempi e i costi per l’accesso al credito per le proprie aziende associate. Agricheck in oltre può anche fornire un servizio importante di analisi dello stato patrimoniale ed economico per le aziende agricole.

 

 

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Trader meccanico dal 2000. È analista quantitativo e consigliere di amministrazione di Cyber Trade, società di ricerca in ambito finanziario e produttrice di robotrader e roboadvisor per clientela istituzionale e privata. Pioniere del trading meccanico da oltre 14 anni progetta modelli di trading automatico e di gestione del rischio per advisory a clienti istituzionali (fondi, Sgr e tesorerie di banche). E' inoltre Fund Manager per una società di investment management londinese. E' autore di diversi best seller sui trading systems e sull'analisi tecnica tra cui "Trading systems vincenti", “Il manuale del risparmiatore” e "I segreti dei trading system" (2016) editi da Hoepli. Dal 2008 al 2012 è stato capo del team di consulenza e membro del cda di una Sim di consulenza. Collabora con ItConsilium.it

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