Il Risk Parity (parte 1)

Il Risk Parity (parte 1)

1 2496

Leggi la precedente parte dell’articolo…

Continuando nella illustrazione del Portafoglio WDI è necessario partire dalla scelta degli strumenti finanziari. Il paniere di ETF che è stato selezionato comprende le seguenti asset class strategiche:

  • Azionario USA
  • Azionario EUROPA
  • Azionario ASIA
  • Azionario PAESI EMERGENTI
  • Obbligazionario USA Lungo termine
  • Obbligazionario EUROPA Lungo termine
  • Obbligazionario High Yield

A questo punto diventa necessario stabilire un metodo con il quale allocare i vari ETF in percentuale su intero portafoglio, che comunque per praticità considereremo pari a 100.000 euro. E qui entra in gioco il Risk Parity: mentre la stragrande maggioranza dei gestori istituzionali dei fondi o Sicav è vincolata ai benchmark e alle regole dichiarate nei prospetti informativi, il Risk Parity risponde solo ad un algoritmo statistico ben preciso basato sul controllo del rischio. Il gestore tradizionale, infatti, è costretto a partire dalla scelta delle percentuali da investire nei vari strumenti finanziari, che spesso sono identiche fra loro e molto passive nei confronti del mercato, per poi arrivare solo alla fine alla stima della volatilità prevista per l’intero portafoglio; con il Risk Parity, invece, sulla base statistica della rischiosità passata dei vari strumenti, la loro allocazione in percentuale deriva dall’attribuzione a ciascun ETF dello stesso peso della volatilità.

 

WDI 2-1

 

 

WDI 2-2

 

Come si evince dalle tabelle riportate qui sopra, un gestore tradizionale che dovesse strutturare un portafoglio bilanciato (50% azionario, 50% obbligazionario), si troverà con una volatilità piuttosto alta a causa della componente azionaria, in quanto la consueta misura per calcolare il rischio (deviazione standard) non è una media, ma una funzione non lineare. Con il Risk Parity, invece, le percentuali da investire si ottengono solo attribuendo a tutti gli ETF lo stesso peso della deviazione standard (se ce ne sono 6 il peso di ciascuna sarà il 16,66%; se fossero 20, il 5%, e così via.). Sempre continuando con l’esempio precedente, infatti, se si vuole veramente avere un portafoglio bilanciato per rischio (che è quello a cui teniamo principalmente), a differenza di prima, bisognerà investire maggiormente nella componente obbligazionaria.

Nel prossimo articolo mostreremo un esempio concreto per comprendere ancora meglio l’algoritmo del Risk Parity.

Leggi la successiva terza parte dell’articolo…

 

 

 

 

 

 

 

Author Image
Trader privato e libero professionista, modenese, laureato a pieni voti in Economia e Commercio, è socio AIAF ed è stato socio SIAT, si occupa di mercati finanziari da quasi 20 anni. Ha lavorato in EPTA SIM, con incarichi nella divisione “Eptatrading” dedicata al trading online, e in PRIVATE & CONSULTING SIM come membro del Team di consulenza. Attualmente si dedica esclusivamente alla negoziazione per conto proprio di futures italiani ed esteri, con strategie discrezionali e quantitative. Organizza periodicamente corsi di formazione, anche in collaborazione con i principali broker online, ed è stato più volte relatore sia all’ITFORUM di Rimini che al TOL EXPO di Borsa Italiana. Nel 2011 ha partecipato alla prima edizione della “Notte bianca del trading” durante il TFFORUM di Taranto, operando nelle ore notturne sui mercati americani ed asiatici. Ha pubblicato i libri “Trading intraday sul Future S&P/MIB” (Experta, 2004), “Il trading con la Tick Distribution” (Tradinglibrary, 2009) ed è coautore della “Guida Forex 2012” (Editrice Le Fonti, 2011). Interviene spesso nelle trasmissioni televisive sul canale finanziario ClassCNBC e pubblica articoli per varie testate giornalistiche, tra cui la newsletter ITForum.

1 COMMENT

Leave a Reply