World Dynamic Index

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Entrando nel dettaglio dell’algoritmo che permette di costruire un portafoglio di ETF partendo dall’attribuzione dello stesso peso a tutte le deviazioni standard (misura del rischio), crediamo che la cosa più utile possa essere l’illustrazione di un esempio concreto.

Le formule teoriche utilizzate sono due: la prima serve per il calcolo del fattore proporzionale, mentre la seconda si applica per ottenere la percentuale da investire in ciascun strumento finanziario.

 

WDI 3-1

Se si volesse costruire un portafoglio con solo tre ETF aventi una rischiosità passata pari rispettivamente al 5%, 10% e 20%, il calcolo del fattore proporzionale porterebbe ad un risultato di 20/7. Con l’ausilio di quest’ultimo dato, poi, applicando la seconda formula, si otterrebbero di conseguenza i singoli pesi delle tre asset class: 57%, 29% e 14%.

Ma non finisce qui: l’allocation risultante non rimarrà fissa per molto tempo, in quanto verrà modificata mensilmente con il ricalcolo delle deviazioni standard aggiornate alla data più recente. Si tratta, quindi, di un processo piuttosto dinamico e necessario per limitare il rischio di portafoglio soprattutto nei periodi volatilità elevata.

WDI 3-2

 

Infine, è da segnalare che, sebbene finora abbiamo fatto riferimento alla deviazione standard come misura del rischio, in realtà nella gestione del PORTAFOGLIO WDI utilizzeremo un indicatore “proprietario” più evoluto, basato sulla combinazione e parziale modifica di altri indici di variabilità statistica.

In definitiva, la differenza tra una gestione tradizionale ed una con il Risk Parity risulta piuttosto evidente soprattutto nel medio/lungo termine, come illustrato più sotto dal confronto tra le equityline dal 2004 al 2014.

WDI 3-3

 

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Continuando nella illustrazione del Portafoglio WDI è necessario partire dalla scelta degli strumenti finanziari. Il paniere di ETF che è stato selezionato comprende le seguenti asset class strategiche:

  • Azionario USA
  • Azionario EUROPA
  • Azionario ASIA
  • Azionario PAESI EMERGENTI
  • Obbligazionario USA Lungo termine
  • Obbligazionario EUROPA Lungo termine
  • Obbligazionario High Yield

A questo punto diventa necessario stabilire un metodo con il quale allocare i vari ETF in percentuale su intero portafoglio, che comunque per praticità considereremo pari a 100.000 euro. E qui entra in gioco il Risk Parity: mentre la stragrande maggioranza dei gestori istituzionali dei fondi o Sicav è vincolata ai benchmark e alle regole dichiarate nei prospetti informativi, il Risk Parity risponde solo ad un algoritmo statistico ben preciso basato sul controllo del rischio. Il gestore tradizionale, infatti, è costretto a partire dalla scelta delle percentuali da investire nei vari strumenti finanziari, che spesso sono identiche fra loro e molto passive nei confronti del mercato, per poi arrivare solo alla fine alla stima della volatilità prevista per l’intero portafoglio; con il Risk Parity, invece, sulla base statistica della rischiosità passata dei vari strumenti, la loro allocazione in percentuale deriva dall’attribuzione a ciascun ETF dello stesso peso della volatilità.

 

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Come si evince dalle tabelle riportate qui sopra, un gestore tradizionale che dovesse strutturare un portafoglio bilanciato (50% azionario, 50% obbligazionario), si troverà con una volatilità piuttosto alta a causa della componente azionaria, in quanto la consueta misura per calcolare il rischio (deviazione standard) non è una media, ma una funzione non lineare. Con il Risk Parity, invece, le percentuali da investire si ottengono solo attribuendo a tutti gli ETF lo stesso peso della deviazione standard (se ce ne sono 6 il peso di ciascuna sarà il 16,66%; se fossero 20, il 5%, e così via.). Sempre continuando con l’esempio precedente, infatti, se si vuole veramente avere un portafoglio bilanciato per rischio (che è quello a cui teniamo principalmente), a differenza di prima, bisognerà investire maggiormente nella componente obbligazionaria.

Nel prossimo articolo mostreremo un esempio concreto per comprendere ancora meglio l’algoritmo del Risk Parity.

Leggi la successiva terza parte dell’articolo…

 

 

 

 

 

 

 

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E’ sempre emozionante dare vita ad un nuovo portafoglio di investimenti, soprattutto quando si ha la possibilità di investire in tutto il mondo a 360°, su tutti gli asset possibili (azionario, obbligazionario, commodities e valute), sia con la modalità long che short e, soprattutto, potendo applicare strategie innovative.

L’unica categoria di strumenti finanziari che permette questa flessibilità sono gli ETF (a cui aggiungeremo anche ETC ed ETN): utilizzeremo esclusivamente gli ETF quotati sulla Borsa Italiana, quindi facilmente negoziabili con un computer, tablet o smartphone attraverso tutti i broker online, oppure recandosi presso il proprio sportello bancario.

Gli obiettivi di rendimento/rischio hanno un orizzonte temporale di medio/lungo termine in quanto le analisi e i segnali operativi verranno valutati settimanalmente. Abbiamo già provato statisticamente che timeframe inferiori sarebbero soggetti inutilmente ai rumori del mercato, in particolare nei momenti di alta volatilità, rispetto alle strategie che verranno adottate.

Quanto scritto finora è solo il preludio alla presentazione ufficiale del nostro nuovo PORTAFOGLIO WORLD DYNAMIC INDEX, che ha l’obiettivo di ottenere i migliori rendimenti mantenendo controllata una rischiosità definita.

Più precisamente, le perfomance possono essere generate da una buona selezione degli ETF da inserire in portafoglio, unitamente ad una appropriata attività di copertura quando necessaria.

La volatilità del portafoglio, invece, viene controllata sempre tramite un’adeguata diversificazione che elimini i rischi specifici, ma soprattutto grazie ad una particolare strategia di investimento chiamata “Risk Parity”.

 

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