World Dynamic Index

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Inizio di settimana piuttosto tranquillo per i principali mercati finanziari. Dopo un periodo burrascoso in cui hanno regnato falsi segnali e volatilità, la situazione tecnica dell’azionario internazionale sembra poter diventare più chiara e, forse, prevedibile, anche grazie alla recente (ma solo momentanea, a nostro parere) soluzione del problema della Grecia, nonché alla politica monetaria della Fed che ha confermato l’aumento dei tassi di interesse Usa nel prossimo autunno.

In pratica, a differenza degli anni passati, potremmo assistere ad un agosto senza grossi scossoni in una direzione o nell’altra ma, al contrario, ad un consolidamento delle posizioni attuali con un lento e progressivo inizio di tendenze di medio periodo.

Non tutti i mercati, però, presentano la stessa impostazione e pertanto converrà selezionare con prudenza solo le concrete opportunità di investimento. Tralasciando sia i mercati obbligazionari, che come già detto dovrebbero diventare più interessanti dopo l’estate, sia le commodities, contraddistinte oramai da tempo da un generalizzato ribasso senza segni di inversione, al momento preferiamo concentrare la nostra attenzione esclusivamente sulle Borse azionarie.

 

Esaminando il mercato americano, in particolare, è possibile osservare come il trend rialzista che negli ultimi 3 anni ha accompagnato l’indice S&P500 fino al massimo storico dei 2.125 punti, si sia arrestato ma senza realizzare alcuna inversione, nè ritracciamento degno di nota. Le quotazioni, infatti, già da 5 mesi si stanno mantenendo all’interno di una ampia congestione che trova un forte supporto in area 2.030. Qualora quest’ultimo livello dovesse essere violato, i prezzi potrebbero scendere fino in area 1.975. Al contrario, se Wall Street si mantenesse così forte, non è da escludere un ulteriore attacco rialzista al già citato massimo di 2.125 con obiettivo oltre i 2.200 punti. In entrambi i casi, comunque, l’investimento sul mercato americano dovrebbe essere agevolato nel medio termine anche dal previsto raggiungimento della parità fra euro e dollaro.

 

INDICE S&P500

sp 500

 

Decisamente migliore si presenta l’impostazione del mercato europeo. Alla notizia dell’accordo trovato con la Grecia, tutte le Borse del vecchio continente hanno reagito con grande euforia e oltre ogni aspettativa. Stranamente, il mercato che ha recuperato meno è stato quello tedesco, quando invece in altre circostanze simili è sempre stato il più trainante. Prendendo come riferimento l’indice Eurostoxx50, dopo un minimo toccato a 3.300 punti ad inizio luglio, si è realizzata una rapida configurazione a V che ha permesso ai prezzi di recuperare l’area intorno a 3.700, ossia molto vicino al massimo del 2015 a quota 3.770.

Poiché nelle ultime settimane si sono formati dei minimi crescenti che permettono di tracciare una trendline rialzista, oltre al fatto che le quotazioni si trovano al di sopra dell’indicatore Supertrend, per l’indice Eurostoxx50 si può ipotizzare il mantenimento di una direzionalità crescente anche nell’immediato futuro, ponendosi come target ambizioso il superamento del livello 3.900. Al momento la negatività si trova solo al dì sotto del supporto in area 3.470.

 

EUROSTOXX50

Eurostoxx

 

Infine, passando all’analisi dei mercati emergenti, tramite l’ETF LYXOR MSCI EMERGING MARKETS, risulta evidente come siano inseriti all’interno di trend ribassista ben definito, dopo i massimi realizzati lo scorso aprile sul livello 10,25. E’ anche vero, però, che la discesa ha raggiunto da qualche giorno un importante supporto statico, corrispondente ad una precedente resistenza risalente al novembre del 2014, in area 8,50.

In queste situazioni, spesso gli operatori sono tentati di accumulare alcune quote nella speranza di un rimbalzo, magari anche di breve respiro, ma il nostro consiglio è quello di soprassedere: molto probabilmente, purtroppo, la bolla immobiliare cinese è solo all’inizio e potrebbe espandersi in tutta l’Asia generando ulteriori ribassi di Borsa. L’eventuale positività, primo segnale utile per acquisti prudenti, è il superamento del livello posto a 9,25 euro.

 

l’ETF LYXOR MSCI EMERGING MARKETS

LYXOR

 

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Come scritto negli articoli precedenti, se l’applicazione della strategia Risk Parity e la diversificazione per asset class sono utili al PORTAFOGLIO WDI per il controllo del rischio, la ricerca del rendimento viene affidata soprattutto ad altre due attività:

  • timing delle buone opportunità che si possono presentare sul mercato, anche in ottica speculativa di breve periodo;
  • copertura (hedging) degli strumenti finanziari.

 

Nel primo caso, vengono acquistati ETF, anche molto specializzati, che forniscono chiari segnali di operativi ed in modo assolutamente separato ed indipendente dalla logica del Risk Parity. Le operazioni di investimento possono essere sia di acquisto, come avviene solitamente, ma anche di vendita attraverso l’acquisto di “ETF Short”, ossia titoli che guadagnano quando il relativo mercato scende. Inoltre, l’aggiunta di ETF è un aspetto positivo poiché aumenta il grado di diversificazione.

L’utilizzo degli “ETF Short” è utile anche per la copertura del portafoglio, ma si tratta di operazioni che verranno effettuate prevalentemente in caso di ritracciamento delle quotazioni: se ci fosse una vera e propria inversione di tendenza, infatti, converrà sicuramente liquidare parte e tutta la posizione su quel titolo.

Le strategie per selezionare le migliori opportunità e/o valutare le inversioni di tendenza sono costituite da un portafoglio di trading system, quindi segnali verificati statisticamente che lasciano poco spazio alla discrezionalità intuitiva.

Di seguito è illustrato il grafico di un ETF sulla Russia che è stato acquistato lo scorso febbraio al superamento dell’indicatore Supertrend, molto affidabile da qualche anno, mentre nella figura successiva è riportato un semplice esempio di come lavorano i trading system: le aree verdi sul grafico indicano long, quelle rosa lo short e quelle bianche la posizione flat.

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Entrando nel dettaglio dell’algoritmo che permette di costruire un portafoglio di ETF partendo dall’attribuzione dello stesso peso a tutte le deviazioni standard (misura del rischio), crediamo che la cosa più utile possa essere l’illustrazione di un esempio concreto.

Le formule teoriche utilizzate sono due: la prima serve per il calcolo del fattore proporzionale, mentre la seconda si applica per ottenere la percentuale da investire in ciascun strumento finanziario.

 

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Se si volesse costruire un portafoglio con solo tre ETF aventi una rischiosità passata pari rispettivamente al 5%, 10% e 20%, il calcolo del fattore proporzionale porterebbe ad un risultato di 20/7. Con l’ausilio di quest’ultimo dato, poi, applicando la seconda formula, si otterrebbero di conseguenza i singoli pesi delle tre asset class: 57%, 29% e 14%.

Ma non finisce qui: l’allocation risultante non rimarrà fissa per molto tempo, in quanto verrà modificata mensilmente con il ricalcolo delle deviazioni standard aggiornate alla data più recente. Si tratta, quindi, di un processo piuttosto dinamico e necessario per limitare il rischio di portafoglio soprattutto nei periodi volatilità elevata.

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Infine, è da segnalare che, sebbene finora abbiamo fatto riferimento alla deviazione standard come misura del rischio, in realtà nella gestione del PORTAFOGLIO WDI utilizzeremo un indicatore “proprietario” più evoluto, basato sulla combinazione e parziale modifica di altri indici di variabilità statistica.

In definitiva, la differenza tra una gestione tradizionale ed una con il Risk Parity risulta piuttosto evidente soprattutto nel medio/lungo termine, come illustrato più sotto dal confronto tra le equityline dal 2004 al 2014.

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Continuando nella illustrazione del Portafoglio WDI è necessario partire dalla scelta degli strumenti finanziari. Il paniere di ETF che è stato selezionato comprende le seguenti asset class strategiche:

  • Azionario USA
  • Azionario EUROPA
  • Azionario ASIA
  • Azionario PAESI EMERGENTI
  • Obbligazionario USA Lungo termine
  • Obbligazionario EUROPA Lungo termine
  • Obbligazionario High Yield

A questo punto diventa necessario stabilire un metodo con il quale allocare i vari ETF in percentuale su intero portafoglio, che comunque per praticità considereremo pari a 100.000 euro. E qui entra in gioco il Risk Parity: mentre la stragrande maggioranza dei gestori istituzionali dei fondi o Sicav è vincolata ai benchmark e alle regole dichiarate nei prospetti informativi, il Risk Parity risponde solo ad un algoritmo statistico ben preciso basato sul controllo del rischio. Il gestore tradizionale, infatti, è costretto a partire dalla scelta delle percentuali da investire nei vari strumenti finanziari, che spesso sono identiche fra loro e molto passive nei confronti del mercato, per poi arrivare solo alla fine alla stima della volatilità prevista per l’intero portafoglio; con il Risk Parity, invece, sulla base statistica della rischiosità passata dei vari strumenti, la loro allocazione in percentuale deriva dall’attribuzione a ciascun ETF dello stesso peso della volatilità.

 

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Come si evince dalle tabelle riportate qui sopra, un gestore tradizionale che dovesse strutturare un portafoglio bilanciato (50% azionario, 50% obbligazionario), si troverà con una volatilità piuttosto alta a causa della componente azionaria, in quanto la consueta misura per calcolare il rischio (deviazione standard) non è una media, ma una funzione non lineare. Con il Risk Parity, invece, le percentuali da investire si ottengono solo attribuendo a tutti gli ETF lo stesso peso della deviazione standard (se ce ne sono 6 il peso di ciascuna sarà il 16,66%; se fossero 20, il 5%, e così via.). Sempre continuando con l’esempio precedente, infatti, se si vuole veramente avere un portafoglio bilanciato per rischio (che è quello a cui teniamo principalmente), a differenza di prima, bisognerà investire maggiormente nella componente obbligazionaria.

Nel prossimo articolo mostreremo un esempio concreto per comprendere ancora meglio l’algoritmo del Risk Parity.

Leggi la successiva terza parte dell’articolo…

 

 

 

 

 

 

 

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E’ sempre emozionante dare vita ad un nuovo portafoglio di investimenti, soprattutto quando si ha la possibilità di investire in tutto il mondo a 360°, su tutti gli asset possibili (azionario, obbligazionario, commodities e valute), sia con la modalità long che short e, soprattutto, potendo applicare strategie innovative.

L’unica categoria di strumenti finanziari che permette questa flessibilità sono gli ETF (a cui aggiungeremo anche ETC ed ETN): utilizzeremo esclusivamente gli ETF quotati sulla Borsa Italiana, quindi facilmente negoziabili con un computer, tablet o smartphone attraverso tutti i broker online, oppure recandosi presso il proprio sportello bancario.

Gli obiettivi di rendimento/rischio hanno un orizzonte temporale di medio/lungo termine in quanto le analisi e i segnali operativi verranno valutati settimanalmente. Abbiamo già provato statisticamente che timeframe inferiori sarebbero soggetti inutilmente ai rumori del mercato, in particolare nei momenti di alta volatilità, rispetto alle strategie che verranno adottate.

Quanto scritto finora è solo il preludio alla presentazione ufficiale del nostro nuovo PORTAFOGLIO WORLD DYNAMIC INDEX, che ha l’obiettivo di ottenere i migliori rendimenti mantenendo controllata una rischiosità definita.

Più precisamente, le perfomance possono essere generate da una buona selezione degli ETF da inserire in portafoglio, unitamente ad una appropriata attività di copertura quando necessaria.

La volatilità del portafoglio, invece, viene controllata sempre tramite un’adeguata diversificazione che elimini i rischi specifici, ma soprattutto grazie ad una particolare strategia di investimento chiamata “Risk Parity”.

 

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Leggi la successiva seconda parte dell’articolo…