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Stamani alle 10 il dato sulla produzione industriale in Italia, l’attesa è per un andamento di stagnazione. Insomma nessuna novità.
La cosa forse interessante, magari solo a titolo di curiosità e/o didattica, sarebbe verificare come il dato di oggi possa influenzare quelli di mercoledì e soprattutto venerdì. Se non altro, quello del PIL Italiano (ved. tabella sotto).

Se non ci fossero sorprese l’attesa è di un generale ingrigimento della congiuntura economia in Europa, che ormai non preoccupa QUASI più, soprattutto nel flusso degli investimenti, il che invece qualche brivido sulla schiena lo fa scorrere ancora.
In lievissima ripresa, ma parliamo di sussurri nel vento, consumi interni italiani ed export francese, mentre il panzer qualche problema ai cingoli lo sta manifestando.

Sul CPI USA, in sano aumento, ci sono due elementi che forse vale la pena sottolineare:
Il primo è il calo della benzina, peraltro ampiamente compensato. Si negli USA quando il petrolio cala il prezzo della benzina … cala.
Il secondo è il dato sull’elettronica in forte aumento, + 3,4%. Bella forza: è uscito l’iphone6.

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Individuare degli spunti operativi, prendersi il tempo per valutarli, considerare i rischi e le opportunità...

Il mio approccio al trading è solitamente su cambi che conosco e sui quali lavoro da diverso tempo. Analizzo i trend, i diversi time frame, i segnali derivanti dagli indicatori e, non ultimo, gli spunti personali che posso avere osservando semplicemente il grafico.

Questo è il grande valore aggiunto del trading discrezionale rispetto quello automatico, argomento affrontato nel dettaglio la scorsa settimana.

Oggi voglio approfondire proprio questo aspetto: le opportunità derivanti dalle intuizioni di mercato. Non si tratta di fare trading casuale, ma di individuare degli spunti operativi, prendersi il tempo per valutarli, considerare i rischi e le opportunità che da essi possono derivare e poi (soprattutto perché non è uno strumento che conosciamo alla perfezione) avere il “coraggio” di entrare al mercato.

La scorsa settimana mi è successo proprio questo: ospite come trader in una trasmissione, alcuni ascoltatori mi hanno chiesto delle indicazioni sull’andamento della Corona Svedese (Eur/Sek). Ho subito precisato che è un cambio che non seguo abitualmente, ma questo non significa non essere pronto a cogliere nuove opportunità nel momento in cui – attraverso chissà quale forma – esse si manifestano.

Abbiamo visto in diretta l’andamento nei diversi timeframe, i supporti, le resistenze ed i possibili stop loss/ take profit… e ho suggerito (in primis a me stesso) un interessante spunto operativo.  Sottolineo questa cosa perché è questa la mentalità del trader… essere metodici e puntuali, ma anche aperti ad una nuova ed interessante situazione di mercato.

Io per primo sono convinto delle mie affermazioni, e la naturale conseguenza è quelle di “guidare con l’esempio”! Sono entrato al mercato (9,3286), ho stabilito il mio stop loss (9,4000) e, ovviamente, il mio take profit (9,1900). Potete vedere qui la trasmissione ed i dettagli dell’intervento.

Risultato: take profit toccato dopo 6 giorni, ringraziamento a chi mi ha dato questo spunto operativo, e ritorno ai miei strumenti “tradizionali”.

Qual’è la morale?

Il Forex è rischioso: in tanti azzerano i conti e pochi riescono a trasformarlo in una fonte di opportunità.

Come?

Sicuramente non posso essere esaustivo e spiegarlo in un post, nei miei corsi approfondisco aspetti tecnici e comportamentali… e se devo dare un suggerimento, il primo è quello di considerare questa attività come un “lavoro serio” e non gioco!

Dunque… rischi calcolati, stop programmati…. e gain.

Buon Trading!

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La tabella dei dati macroeconomici e degli eventi della prima settimana di novembre

Due i temi caldi della settimana: le lezioni di medio termine in USA che dovrebbero consegnare ai repubblicani il senato con conseguente (potenziale) indebolimento dell’azione di governo della presidenza e la riunione della BCE. Niente QE si badi ma un ulteriore presa di coscienza che … “la congiuntura presenza elementi di .. bla bla”. In fondo mica siamo il Giappone.

Sui dati:

Oggi (lunedì) l’ISM manifatturiero in USA che dovrebbero dai livelli elevati di settembre
Venerdì la produzione industriale (in ripresa?) ed i dati sulla disoccupazione in USA, o meglio sulla solida ridimensionamento della stessa.

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É proprio vero, per fare trading ci vuole passione.

Passione perché già sai che in qualsiasi momento i gain derivanti da un’operatività “da manuale”, metodica e disciplinata davanti al monitor, può essere azzerata (o raddoppiata) da improvvise ed inaspettate inversioni di mercato che fanno azzerare (o lievitare) il nostro conto.

Mi piace il training discrezionale: studio i grafici,  ascolto news, faccio di testa mia e mi diverto prendendo i miei rischi: è più “istintivo” ed i gains (ma anche le perdite, ahimè…) possano essere amplificati.

Dunque… discrezionale… e non solo: opero anche attraverso i sistemi di trading che, se efficaci, tutelano il nostro conto trading e soprattutto il nostro sistema nervoso. Si, è vero, il trading automatico toglie la parte emozionale, rispetta gli stop, rispetta i profit e sai già a priori quanto si perde e quanto guadagna.

Noioso? No, saggio!

Facciamo un esempio concreto:  avete visto cos’é successo sull’EurUsd? Dai massimi di 1.40… per poi scendere fino a 1.25! Io ero Long su due fronti… discrezionale ed automatico. Eh si… ero “profondamente convinto” che riuscisse a sfondare questa soglia di 1.40. Ma attenzione ho detto “profondamente convinto” non “certo”. Ho quindi incassato il mio “bellissimo” stop con oltre 150 pips di perdita e mi sono preso un periodo di tempo (“ricarica emozionale”) per capire  se il mercato aveva definitivamente cambiato direzione. Dopo questo “periodo sabbatico”, e digerito il “loss”, sono entrato short e mi sono goduto la discesa. Questo il mio comportamento discrezionale.

Ed il mio Trading System? Anche lui ha incassato lo stop ma – a differenza della mia operatività discrezionale – è immediatamente andato in reverse (stop and reverse).

Risultato?

Durante il mio “periodo sabbatico” (indispensabile per il recupero del mio “capitale emozionale”) il Trading System ha cominciato a guadagnare giorno dopo giorno e nel momento in cui ho deciso di shortare anche discrezionalmente…. Il gain accumulato dal sistema di trading aveva ampiamente recuperato le perdite precedenti.

Da un punto di vista psicologico affrontare una situazione come quella appena descritta può risultare distruttiva per un trader discrezionale: mantenere un’idea e non capire subito che il mercato è cambiato (in alcuni casi…. non riuscire a mettere da parte l’orgoglio ed ammettere di aver preso la direzione sbagliata) porta a comportamenti che tendono a confermare che la propria strategia è quella vincente: mediare al ribasso, incrementare la posizione in corrispondenza di presunti minimi (e possibili rimbalzi) o addirittura tenere la posizione… fino ad esaurimento conto!

Nel mio caso io ho preso un “bellissimo stop”… bellissimo perché col senno di poi da 1.40 a 1.25 i pips sarebbero stati molti di più. E’ vero, successivamente sono rientrato a mercato…. ma il periodo necessario per decidere cosa fare mi ha impedito di usufruire di una velocissima discesa (cosa che invece il mio Trading System ha sfruttato a pieno).

In conclusione: discrezionale vs automatico, chi vince? A mio avviso non bisogna schierarsi. Penso che solo chi fa trading in entrambi i modi riesci a comprendere quale sia il migliore per se.

Dunque… Sperimentate…!

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A Bruxelles UE il prossimo presidente della commissione, Juncker, ha formalizzato l’impostazione di un terzo pilastro nella propria strategia: ai soliti (e comunque la si voglia pensare condivisibili) disciplina di bilancio e riforme strutturali ha aggiunto la politica degli investimenti. Il segnale è senz’altro positivo, anche molto, ma risolutivo?
Molti i commentatori che auspicavano una decisa scelta di affrancamento dalle politiche così dette pro-cicliche (i mercati vanno male e quindi gli stati tirano la cinghia, riassume l’imbrattafogli di provincia).

A livello nazionale la scelta di politica economica appare coraggiosa (si parla di un finale +0,4% del PIL dopo l’applicazione dei vari cuscinetti) ed al netto delle pantomime italiche sostanzialmente implementabile. Onestamente sembrerebbe più adatta ad agganciare una più ampia ripresa a livello continentale e mondiale che a stimolare in autonomia, ma vale la storia del bicchiere mezzo pieno, soprattutto nell’economia global del XXI secolo…
La manovra del governo sembra addirittura piaciuta anche a Bruxelles, anche qui al netto delle pantomime finnico-germaniche. E’ lecito sospettare che il netto peggioramento dei dati tedeschi, la bocciatura di rating finlandese ed il peso dei voti italiani per l’insediamento della commissione Juncker qualcosa abbiano contato.

I dati

Lunedì:
Indice IFO – Germania, 7000 imprese che valutano l’economia. Il consensus sarebbe per una marginale flessione mentre alcuni analisti sembrerebbero un poco più ottimisti.

Martedì:
Fiducia imprese Italia: L’attesa riduzione del cuneo fiscale e l’aumento della commesse extra UE dovrebbero stabilizzare gli umori sopra quota 95,1, la precedente rilevazione.

Giovedì:
PIL Spagna: Il generale rallentamento UE non può non impattare sull’economia iberica, una leggera contrazione nel terzo trimestre è assolutamente ragionevole.
L’inflazione (CPI ed IPCAGermania: dovrebbero scendere in territorio negativo ma non è tanto il dato in se a risultare preoccupante quanto la conferma di un andamento negativo della teutonica dinamica di prezzi.
Indice di fiducia nell’economia area EU: Coerente con l’IFO tedesco, ossia potrebbe risultare migliore delle attese ma … Per intendersi: se l’economia EU fosse una famiglia non starebbe pensando all’auto nuova.
PIL USA: in rallentamento, si fa per dire, al +3% o poco sopra dopo il precedente +4,6%. Viene in mente la parola “solido”.

Venerdì:
Inflazione Area Euro (CPI): dovrebbe registrarsi un aumento anche superiore alle attese dello 0,4%, cmq non in grado di mutare la view di Mario Draghi sul pericolo inflazione.
Inflazione Italia (IPCA e Prezzi al consumo): gli indici dovrebbero tornare in area positiva anche grazie agli incrementi di tariffe utilities. Oscillazioni. La mediana resta tristemente lo zero.

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I paesi emergenti dopo un primo semestre tentennante dovrebbero ritrovare slancio, notizia positiva.

Negli USA la ripresa sembra sempre più solida, notizia positiva.

La politica Fed dovrebbe prevedere una stretta entro l’estate 2015 mentre a Francoforte i cordoni resteranno laschi (o addirittura del tutto rimossi) a lungo. Questo a sua volta implica un dollaro in strutturale indebolimento vs Euro, buona notizia per l’export UE…

… Ma un dollaro debole ha ricadute sui paesi esportatori di materie prime e sulla ripresa degli stessi, rischio congiunturale.

Instabilità geopolitica diffusa, rischio congiunturale.

Criticità come quella Ucraina, che sembrerebbe in via di soluzione, lasciano però strascichi: il binomio UE-Russia avrebbe tutti i motivi per rafforzarsi ma in contesti come quello generatosi entrambi molto probabilmente cercheranno relazioni diversificate, rischio.

Dato lo scenario di cui sopra e posto che ormai tutti, tranne il ministro delle finanze tedesco Schäuble, concordano che il problema della UE è la domanda interna, non è difficile capire perché nella tabella qui di seguito alcuni dati hanno due stelline anziché una sola (per completezza rileviamo che molti operatori scommettono su dati leggermente migliori del consensus).

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Battaglia di retroguardia, è l’immagine che salta alla mente quando si sentono i commenti dei falchi rigoristi quali il ministro delle finanze tedesco. Draghi, forte della sua “unanimità sulle strategie non convenzionali” nel board, tira dritto. Qualcuno che sembra aver capito che non è tempo di battaglie ideologiche (e di retroguardia) sembra esserci. Che poi riesca a portare la nave in porto è un’altra faccenda.

Sul fronte di crisi internazionale la tregua in Ucraina sembra reggere, o almeno è quello che fa comodo credere a tutte le parti in causa. Se da una parte il generale inverno resta fedele alleato della Russia (leggi forniture di gas che in inverno diventano decisamente più … impellenti), dall’altra registriamo il primo approdo di una petroliera con greggio canadese in Europa. Segnatamente negli stabilimenti sardi della Tenaris.
In Medio Oriente i terroristi dell’ISIS stuprano e decapitano e gli USA, con un pragmatismo degno delle legioni romane, gli bombardano i pozzi e le raffinerie. Quando si dice colpire dove fa più male.

Ciò detto veniamo al calendario dei dati macro che questa settimana è molto fitto come può facilmente evincersi dalla tabella riportata di seguito. In estrema sintesi in Europa ci si aspetta una dinamica dei prezzi stabile o con qualche sorpresa al ribasso, anche nella Germania rigorista e retro/battagliera. La fiducia in area UE ovviamente in calo. In Usa solida la ripresa, miglioramento dell’occupazione, disoccupazione è e fiducia stabilmente solidi. Unico neo il probabile peggioramento della bilancia commerciale.

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Pochi gli spunti, o meglio alcuni dati sensibili in uscita ci sarebbero: IFO tedesca, il dato del PMI e la fiducia delle imprese italiane e francesi. Tutti i dati sono previsti stabili o in lieve calo. Onestamente stimiamo possibili rilevazioni leggermente peggiori ma non è questo il punto.
La questione di fondo è che si sta via via spegnendo quell’alea di speranza di una ripresa. Per dirla tutta è come attendersi i fuochi d’artificio e ritrovarsi le stelle filanti.

Draghi ha fatto sapere che di QE ne parliamo se è il caso almeno tra diversi mesi (piacerebbe vantarsi di essercelo atteso ma era una previsione davvero poco impegnativa).

La Fed ha detto che non è del tutto convinta del livello di disoccupazione e quindi per il rialzo dei tassi ne parliamo più avanti,ma intanto riduciamo di altri 10 mld USD lo stimolo ed iniziamo a dire che il rialzo sara più alto (pur nella sua gradualità) di quanto anticipato. In Giappone sono pronti ad un altro scossone monetario / fiscale, evidentemente la volatilità inizia a piacere. Il Regno Unito è ancora … unito.

Ed in Italia si parla di art. 18 … sob ….. di seguito la tabella…

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Non bastasse una guerra alle porte di casa (leggi Ucraina), il fondamentalismo scatenato in MO, la Libia in mano alle bande armate, ad agitare gli animi dei mercati hanno contribuito le istanze secessioniste degli scozzesi.

La notizia dei maggiori notiziari è che non solo il referendum per la separazione della Scozia dal Regnio Unito si terrà il 18 settembre, ossia il prossimo giovedì, ma che il risultato è in bilico. Anzi a dire il vero qualche giorno or sono i favorevoli sembravano prevalere. Questo ha cominciato a preoccupare i mercati soprattutto perché i contraccolpi per l’economia UK sarebbero, o meglio potrebbero essere, alquanto ruvidi.

Tralasciando i pro ed i contro dell’operazione, la cui valutazione resta appannaggio esclusivo del giudizio degli scozzesi, il dato di fatto è che nella migliore delle ipotesi un’affermazione dei separatisti creerebbe tutta una serie di incertezze: sterlina si o no, quanto tempo occorrerebbe per la creazione di una banca centrale, confini marittimi e relativo sfruttamento delle risorse petrolifere del mare del Nord, solo per citarne alcuni.
Ai mercati in genere ed alle istituzioni finanziarie in particolare le incertezze piacciono davvero poco e quindi non sorprende che diverse grandi banche si sono affrettate ad affermare che se la Scozia diventasse indipendente farebbero armi e bagagli, direzione Sterlina.
Questo genere di considerazioni sembra aver raffreddato un poco gli entusiasmi.

Sta di fatto che molto probabilmente il dato macro più significativo di questa settimana potrebbe risultare essere una consultazione popolare.

Tornando invece ai freddi numeri, due le rilevazioni particolarmente significative: la prima è l’indice di sentiment tedesco di martedì, lo ZEW, che il consensus degli analisti vorrebbe in netto calo. Onestamente le voci che giungono nella periferia emiliana lasciano intendere che il consensus degli analisti sia particolarmente .. ottimista. Un dato molto peggiore non mi meraviglierebbe.
L’altro è il CPI Usa di mercoledì che dovrebbe segnalare un leggero aumento su base mensile (0,2 dal precedente 0,1) a conferma del tendenziale annuo 1,9%.

Di seguito la tabella completa.

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Settimana quella in essere particolarmente scevra di dati importanti se non nella giornata di venerdì. D’altra parte le discussioni macroeconomiche non sono mancate, eco delle decisioni della scorsa settimana in cui la BCE (leggi il presidente Mario Draghi) ha travolto le attese anche più ottimistiche. No niente QE, che solo un ottimista da TSO poteva sperarlo, ma ha caricato il bazooka ed ha tolto la sicura.

Non tedieremo i lettori con la pletora di misure previste, praticamente ogni testata giornalistica o presunta tale ne ha discettato abbondantemente. Tutte peraltro a prima vista valide e su cui occorrerà esprimere un giudizio una volta dispiegate sui mercati.

Quello su cui forse varrebbe la pena aggiungere due parole sono però due osservazioni, la prima evidenziata dallo stesso Draghi e la seconda un poco meno … evidente.
Mr Euro ha semplicemente detto che più di così non si può, ossia non ha altre munizioni da mettere nel fucile (politica monetaria convenzionale) e gli resta solo il bazooka (misure straordinarie).
La seconda osservazione è che con la manovra effettuata di fatto la querelle del QE in salsa Euro per i prossimi sei mesi la mandiamo in soffitta. A quanti gli dovessero fare pressione il presidente avrà buon gioco nel dire che: “aspettiamo di valutare a pieno l’impatto di quanto sin qui varato”. E si badi bene che i prossimi sei mesi non sono proprio neutri. Sono in molti ad aspettarsi proprio nei primi mesi del 2015 le prime mosse sui tassi oltre oceano o quanto meno ci si aspetta che il mercato ne cominci a scontare gli effetti, il che potrebbe a sua volta riverberarsi sui tassi reali da questa sponda dell’Atlantico.

Tornando ai dati, come detto la giornata di venerdì la fa da padrona con la produzione industriale italiana ed europea e le vendite al dettaglio Usa.
Nel primo caso dovremmo avere dati sostanzialmente stagnanti in Italia mentre l’Europa dovrebbe registrare (consensus degli analisti) un miglioramento intorno allo 0,4% (ma non ci stupiremmo di dati anche migliori), con la Germania a correre e il resto ad arrancare. E’ ormai dato per molto probabile che la Francia mancherà la crescita quest’anno e che soprattutto la manifattura d’Oltralpe sia ormai in coda anche a Spagna ed Italia. Della serie abbiamo un altro malato in Europa che non sembra voler guarire.(*ps)
Negli Usa invece ci si attendono dati piuttosto buoni con il dato delle vendite comprese auto che dovrebbe addirittura sovraperformare il consensus degli analisti.

Di seguito la tabella completa

PS

Non si dovrebbe citarsi fra colleghi nella stessa testata ma non posso che suggerire la lettura del pezzo di Virginio Frigeri, la parte in cui si evidenzia la santificazione di Mario Draghi da parte della stampa francese, oltre che puntuta come sempre, la trovo altamente significativa

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