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Spesso si sente parlare di sistemi vincenti, tecniche vincenti, previsioni certe….

Previsioni certe? Ma come si fa a dire… e soprattutto a credere a queste affermazioni?

Penso siano questi i “rumors” che tolgono credibilità al trading rispetto ad altre discipline ritenute più “nobili”: pensate all’analisi fondamentale o ai sistemi empirici che dimostrano la validità teorica dei modelli (torniamo sempre al solito punto… finché si parla di teoria, siamo tutti bravi. Poi, alla prova dei mercati, le ipotesi di partenza non sono soddisfatte… il mercato perfetto diventa “imperfetto” e la teoria vincente diventa “un modello da rivedere” …un modo gentile per dire “perdente”).

Comunque, lavorando anche in ambito accademico, e potendo osservare la situazione da entrambi i punti di vista… posso dire che alcuni “pregiudizi” hanno ragione di esistere: nell’analisi tecnica, e solo nell’analisi tecnica, sentiamo parlare di maree, fasi lunari, bambini che hanno performances superiori agli indici…. e potrei continuare ancora con numerosi esempi.

Perché?

Perché nel trading la casualità (random walk) fa parte del gioco, ed è una componente importante. Quindi si parla di cose apparentemente “assurde” che, volente o nolente, hanno funzionato in passato e, al verificarsi di determinate condizioni, torneranno a funzionare in futuro.

L’errore che viene fatto è quello di “generalizzare”. Se ha funzionato per un periodo di tempo… non significa SEMPRE…. e non significa che TUTTI operino allo stesso modo.

Quindi, il trading è una cosa seria: metodologie, analisi delle serie storiche, degli indicatori, delle variabili macroeconomiche… e molto altro ancora. Il tutto con l’obiettivo di trovare, elaborare ed applicare strategie vincenti.

Strategie vincenti… non strategie che prevedono il futuro andamento del mercato.

Se vi propongono certe cose… statene alla larga.

Ma scusate, se voi aveste sistemi vincenti che vi fanno guadagnare sempre… li vendereste per poche decine di euro su internet? Ci vuole un po’ di buonsenso: sono state vincenti…. potranno tornare ad esserlo… ma non lo sono sempre!

Vi faccio un esempio… ho studiato ed elaborato dei sistemi di copertura per il rischio di cambio per le aziende: funzionano in condizioni particolari… ovvero… quando l’azienda che esporta si trova di fronte ad un rafforzamento dell’euro (senza farla troppo complicata, se l’Euro sale, i crediti in valuta delle nostre aziende si svalutano… e le trading system strategies evitano tali perdite).

Secondo voi, analizzando la situazione attuale, con un EurUsd che è crollato da 1,40 a 1,18 in pochi mesi…. esistono le condizioni per far funzionare il sistema?

Assolutamente no…

Bisogna individuare delle specifiche condizioni di mercato, valutare i possibili rischi di improvvise inversioni del trend, fare un minimo di money management… e a questo punto il trading, oltre che riconquistare la sua “dignità” rispetto alle altre metodologie, diventa anche un’attività remunerativa.

Dunque, state alla larga da chi vi propone rendimenti certi e prodotti sempre performanti, da chi vi descrive l’analisi tecnica come un sistema semplice e veloce per far soldi…. ma anche da chi ne parla con sufficienza e la denigra solo per sentito dire.

In effetti non ci sono grandi “barriere all’ingresso”, chiunque può fare trading… ma per ottenere dei risultati concreti, l’approccio deve essere quello corretto: preparazione, pratica, costanza e metodo.

Dunque, l’analisi tecnica è per tutti… ma non per tutti.

Buon trading “professionale”.

 

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Un portafoglio sulle azioni Usa pensato per un’operatività molto tranquilla, adatta a tutti i trader ed anche ai risparmiatori, i cosiddetti padri di famiglia.

L’idea essenziale è quella di selezionare un certo numero di azioni che, almeno si spera, battano l’indice. Realizzino cioè performance migliori della media. La selezione di questi titoli avviene in base ai fondamentali (utili, crescita, etc etc). L’osservazione nel lungo periodo restituisce dati confortanti, ossia alla domanda se è possibile fare meglio del mercato sulla base dei fondamentali la risposta è si.

Questo però non basta. Fare meglio del mercato potrebbe anche significare che quando l’indice perde il 10%, il nostro portafoglio perda il 5%. Meglio certo ma mica tanto bene.

Allora si è scelto di agire come i gestori di capitali dei grandi fondi d’investimento ci si copre dai ribassi vendendo l’indice, il risultato è un portafoglio che dovrebbe (in Borsa il condizionale è d’obbligo) perdere poco nel peggiore dei casi e guadagnare comunque più dell’indice nel migliore di quelli possibili.

Allo stato quest’operatività è utilizzata dagli autori del servizio Usa Risk Control per gestire appunto un fondo d’investimento i cui dati (titoli, coperture, bilanciamenti, etc etc) saranno di  riferimento in fase di start up del servizio. Naturalmente il servizio Usa Risk Control avrà un suo Portafoglio dedicato, anche perché quello del fondo presenta una serie di titoli anche dell’area Euro in ossequio alle normative.

Gli elementi essenziali dell’operatività:

  • Portafoglio di riferimento: 100.000 euro.
  • I titoli in portafoglio variano in funzione delle trimestrali e quindi ogni trimestre, salvo accadimenti eccezionali, alcuni titoli entrano nel portafoglio ed alcuni altri ne escono.
  • Il trading viene fatto essenzialmente sulle coperture, ossia si compra e si vende l’indice ovviamente con logica contrarian. Poiché la copertura deve difendere dalle discese, l’indice sarà “venduto” e quindi in caso di mercato particolarmente direzionato al rialzo, la copertura sarà in tutto o in parte “ricomprata”. Viceversa in caso di mercato negativo la copertura sarà interamente “venduta”.

 

Gli autori della rubrica

  • Massimiliano Malandra, penna storica del trading italiano, si occuperà della selezione su base fondamentale dei titoli del portafoglio e firmerà la gran parte degli articoli atti a spiegare, commentare e quindi seguire l’andamento del portafoglio. La consapevolezza delle scelte operate infatti risulterà importante per quei lettori che avranno la bontà di seguirci.
  • Enrico Malverti, uno dei migliori esperti di analisi algoritmica e trading systematico nel panorama del ToL italiano si occuperà invece della gestione delle coperture dell’indice avvalendosi dei suoi sistemi automatici

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Forse non siamo razionali! O forse bisogna fare una distinzione tra la “teoria” e la “pratica”…

La “Teoria dei Mercati Efficienti” (EMH – Efficient Market Hypothesis) è stata l’ipotesi centrale della finanza per circa 30 anni. I fondamenti teorici dell’EMH si basano su tre argomenti:

1) Si suppone che gli investitori siano razionali e che quindi valutino i titoli razionalmente;

2) Ammesso che alcuni investitori siano irrazionali, i loro scambi (essendo casuali) hanno l’effetto di cancellarsi a vicenda, senza determinare effetti sui prezzi;

3) Questi investitori irrazionali incontrano nel mercato arbitraggisti, che eliminano la loro influenza sui prezzi.

 

Quindi, secondo la “teoria”, siamo “agenti razionali”!

Ma se questo fosse vero, come si giustificherebbero le improvvise variazioni dei prezzi, l’incapacità di realizzare strategie previsionali concrete e, soprattutto, l’elevato numero di “agenti razionali” che perde in borsa?

Forse non siamo razionali! O forse bisogna fare una distinzione tra la “teoria” e la “pratica”…

Tra le diverse teorie, la finanza comportamentale ci fornisce una versione diversa e, a mio modo di vedere, più vicina alla realtà “a mercato” di noi trader. Essa mostra come fattori emotivi possano influenzare le scelte di investimento degli individui che non sembrano comportarsi in modo perfettamente razionale ( e questo smentisce la teoria dell’utilità attesa secondo cui, in sintesi, “un individuo posto di fronte a due investimenti con uguale valore atteso sceglie indifferentemente l’uno o l’altro”).

Ma quanto pesano questi fattori emotivi?

Ad esempio… nella decisione fra conservare o chiudere una posizione in perdita: un’agente razionale non avrebbe difficoltà nel decidere un livello di “stop”, incassarlo e rimettersi a mercato… razionalmente certo che nel lungo periodo arriveranno dei “profit” a compensare tale perdita e a far tornare il mercato in perfetto equilibrio.

Ma come scriveva John Maynard Keynes… “nel lungo termine siamo tutti morti”.

Approfondiamo la cosa… Spesso, insieme all’avversione alle perdite (che non ci fa rispettare lo “stop” deciso razionalmente…) si aggiunge una eccessiva fiducia nelle proprie capacità (overconfidence). Questo induce un investitore ad utilizzare una stessa informazione – a disposizione di tutti – in modo differente a seconda del proprio grado di “confidenza con il mercato” (determinato dalle precedenti esperienze personali). Se poi le scelte effettuate sulla base di queste informazioni dovessero rivelarsi giuste… allora gli individui potrebbero cadere in un ulteriore errore, ossia quello di attribuire il successo a proprie capacità (self attribution bias) e parlare di sfortuna o casualità in caso di insuccesso.

Complesso?  No… vita da trader… non professionista.

Ma l’essere professionista non dipende da quanto si studia o da quanto si è bravi a mercati chiusi, dipende dai fondamentali teorici e da come – nel tempo – si risponde alle sicure inevitabile “sberle” che il mercato ci dà.

La capacità di saper reagire e invertire una tendenza negativa determina la differenza tra trader professionista “giocatore di borsa”.

Vi faccio un esempio: qualche giorno fa ho investito su un cambio sul quale di solito non opero. Si è presentata un’interessante opportunità dal punto di vista grafico e, dopo un’attenta analisi, ho individuato i livelli di Stop e Profit e sono entrato a mercato. Purtroppo (o per fortuna per altri trader) il cambio ha avuto un GAP, saltando lo stop e aumentando il valore della mia “perdita programmata”. Essendo “agente razionale” non mi sarei dovuto arrabbiare (e qui mi sono auto-censurato) sicuro che “nel lungo periodo tutto sarebbe tornato a posto”.

Ma non siamo a scuola e… avere delle emozioni è la cosa più naturale di questo mondo.

Posso però razionalmente fare due cose:

  1. Cercare di recuperare “giocando” (insistendo, mediando, ecc)… e perdendo probabilmente ancora;
  2. studiare una strategia di recupero, magari su un cross che conosco bene e che – storicamente – mi riconosce dei rendimenti più bassi ma costanti nel tempo.

Ovviamente la scelta migliore è la seconda, ma non mi sono pentito di “sperimentare” ed uscire dalla mia “comfort zone” perché, come ho scritto in un altro articolo (Forex ed opportunità), il bello del trading è anche questo.

Dunque… Siamo agenti razionali?

No… siamo irrazionali (l’emotività è nell’indole umana… ed è una delle caratteristiche più belle!)

 

Possiamo però rendere meno “irrazionali” i nostri investimenti.

Come? Facendoli in modo professionale.

 

Buon trading a tutti e… Buone Feste!

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Il dato macroeconomico più importante non è elencato in tabella

E’ il dato macroeconomico più importante e non solo di questa settimana, peraltro povera di spunti significativi. Il prezzo del petrolio è ormai a quota 70$.

Banalmente un prezzo basso significa minori spese di trasporto ed in generale di approvvigionamento energetico. Oltre però al classico sconto alla pompa dei distributori (con la solita coda polemica del calo mai proporzionato) il risultato sul tessuto produttivo nel suo complesso è stimato intorno allo 0,3% (certo a prezzi stabili). Poca cosa? Beh andate a dirlo al ministro Padoan che sta duellando con la Commissione Europea in punta di zerovirgola.

C’è però un altro aspetto positivo: nelle ultime settimane in seno alla BCE si è arrivati al rade rationem sul QE, ossia l’acquisto di titoli. I falchi sono ormai in minoranza (ed era pure ora) ma occorre un elemento diciamo scatenante.

Ricordiamo che il termometro che il presidente Draghi usa nelle valutazioni di merito è il tasso di inflazione, o meglio il basso tasso di inflazione. Orbene quale è il principale effetto di un petrolio debole sui mercati occidentali in generali ed europei/italiani in particolare? Ovviamente un ripiegamento dell’inflazione. In questo caso però un ripiegamento dovuto non a domanda interna stagnante (e quindi depressiva) ma appunto a cause endogene potenzialmente positive sul pil.

Che poi queste considerazioni possano addurle anche i falchi è ovvio ma tutto sommato l’impressione è pur sempre quella che da parte di BuBa and company quella che si stia combattendo sia una battaglia di retroguardia.

Draghi ha il bazooka pronto … con l’innesco a petrolio

ps

D’altra parte uno spread in calo ed ormai a ridosso dei 130 punti (quindi ad un passo dai fisiologici livelli pre-crisi) come altro ve lo spieghereste?

Di seguito la tabella dei dati della settimana

 

 

Calendariodatimacro

 

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La sorpresa (positiva) della settimana è stata l’ennesimo balzo del mercato obbligazionario che ha portato a nuovi massimi di BTP e Bund. Anche le azioni sono salite con il FTSEMIB che ha chiuso oltre i 20000 punti  ma con un movimento che potrebbe sembrare di esaurimento se non fosse che a falsare in parte la barra weekly c’è stato il Thanksgiving day sul mercato americano. In situazioni di incertezza lascio la parola ai trading system multiday che rimangono long anche su indici europei. Secondo aspettative lìoro non è andato oltre le resistenze, tutte le commodities, crude oil su tutti, continuano nella discesa. Attenzione all’euro-dollaro che da tre settimane ha trovato supporto; questo consolidamento potrebbe preludere a una inversione.

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Indice Trend a 14 periodi Supporto Resistenza Variazione trend a 1 settimana
FTSEMIB
Neutral
17500 21375 Û

 

 

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Indice Trend a 14 periodi Supporto Resistenza Variazione trend a 1 settimana
DAX30 Neutral 8500 9851                    Û

 

 

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Indice Trend a 14 periodi Supporto Resistenza Variazione trend a 1 settimana
S&P500 Bullish 1943 2066                     Û

 

 

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Indice Trend a 14 periodi Supporto Resistenza Variazione trend a 1 settimana
Euro dollaro Bearish 1,2360 1,2750 =

 

 

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Indice Trend a 14 periodi Supporto Resistenza Variazione trend a 1 settimana
Bund Bullish 148,81 152.98 ó

 

 

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Indice Trend a 14 periodi Supporto Resistenza Variazione trend a 1 settimana
Btp Bullish 128,68 134 Û

 

 

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Indice Trend a 14 periodi Supporto Resistenza Variazione trend a 1 settimana
Gold Bearish 1150 1210 Û

 

 

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Le qualità del trader possono abche essere messe al servizio delle imprese

Finora abbiamo parlato di analisi tecnica e trading system in un’ottica individuale, con l’obiettivo di massimizzare i gain sul nostro conto…

In realtà le qualità del trader possono essere messe al servizio delle imprese con lo scopo di salvaguardare i profitti delle nostre PMI.

Ma di quale imprese parliamo? L’impresa globale.

Un’azienda che internazionalizza, ovvero… che riesce a portare il proprio prodotto ovunque, in qualsiasi parte del mondo.

Esportare rappresenta il metodo più semplice (e solitamente il meno rischioso) per conquistare una posizione nel mercato globale:  essendo la soluzione che richiede il minor impegno in termini di risorse è la più adottata dal “tessuto economico-produttivo” italiano, caratterizzato e trainato prevalentemente da PMI.

Ma quali sono i rischi per le imprese?

Tra le problematiche legate all’export, il rischio di cambio ha un peso notevole, sia per la sua natura puramente aleatoria – che ne rende difficoltose la valutazione e la gestione – sia per il peso che riveste nella redditività delle operazioni commerciali.

La storia dell’Euro insegna che il confronto tra due divise, anche di vaste aree economiche (Euro contro Dollaro, o contro Yen, ad esempio), non riduce la possibilità di ampi movimenti – sia favorevoli che sfavorevoli – in presenza di squilibri consistenti nelle rispettive bilance dei pagamenti. Dunque… l’ingresso dell’Italia nell’Unione Monetaria Europea (UME) non ha messo le aziende nazionali al sicuro dalle oscillazioni del tasso di cambio e quindi dal rischio concreto di vedere erosi i profitti (derivanti da un buon andamento dell’attività caratteristica) a causa rilevanti perdite su cambi.

La domanda che ci si pongono le PMI italiane è: come difendere i prezzi all’export nel caso in cui l’Euro subisca apprezzamenti o deprezzamenti nei confronti delle altre valute?

L’offerta di prodotti finanziari finalizzati alla copertura del rischio di cambio è vasta ed in continua evoluzione: il sistema bancario – di fianco a strumenti tradizionali – crea strumenti innovativi sempre più complessi (spesso il risultato della combinazione di altri strumenti finanziari).

Oltre a questi… abbiamo quelli “alternativi”: l’utilizzo dell’analisi tecnica per la creazione di Trading System finalizzati alla copertura del rischio di cambio.

E qui intervengono i professionisti del trading…

E’ questa una soluzione innovativa non tanto nel criterio realizzativo, quanto nell’ambito di applicazione: nel trading privato e nelle società di gestione l’utilizzo di sistemi di trading (e più in generale dell’analisi tecnica) rappresenta la norma; diverso è il discorso in ambito aziendale dove la maggior parte delle operazioni di copertura è rappresentata da forward, swap e opzioni (storicamente più vicine alle esigenze di rischio/rendimento delle imprese non finanziarie).

In realtà una specifica conoscenza dei diversi strumenti a disposizione del trader, accompagnata da una gestione professionale dei rischi aziendali, permette di realizzare delle strategia finalizzata al raggiungimento dell’obiettivo principale (hedging) e non solo. Qualsiasi impresa che esporti – attraverso l’utilizzo di trading system strategies – può raggiungere uno o più di questi obiettivi:

– annullare il rischio di cambio;

– ottimizzare i flussi di cassa;

– generare delle differenze positive su cambi.

Ovviamente parliamo di strategie che mirano a minimizzare i rischi (e quindi i rendimenti) considerando che l’obiettivo di un’azienda (copertura) è decisamente diverso rispetto a quello di un trader privato (massimizzazione dei guadagni in conto trading).

Dunque… analisi tecnica e trading system efficaci non solo per ottenere gain sul proprio conto… ma anche per salvaguardare i profitti delle nostre PMI.

A presto per ulteriori approfondimenti.

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La scorsa settimana avevamo scritto che avremmo potuto assistere a sorpresa ad un rally di Natale e, complice Draghi, abbiamo assistito ad un finale di settimana esplosivo con ottime performance sia del mercato italiano, sia degli altri mercati azionari. Ora sarebbe lecito sperare in un ritorno a 20 mila punti ma se anche ciò avvenisse non sarebbero tutte rose e viole, il futuro, ossia la prima parte del 2015 appare ancora a tinte fosche, comunque viviamo alla giornata e intanto godiamoci qualche long. Sul fronte valutario l’euro dollaro ha mancato la rottura della trendline ribassista ed è ripiombato sui minimi. L’oro ancora non riesce a rompere le resistenze mentre l’obbligazionario è sempre ben comprato.

2014-11-24-1

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I fatti ed i dati Macroeconomici della penultima settimana di novembre

Ha pronunciato apertamente la parolina magica, quella che allarga i cuori dei frequentatori di indici e spread. L’anatema della recessione, il QE. Il presidente della BCE (Super)Mario Draghi ha detto con chiarezza disarmante che siamo prossimi al triple deep, terzo tuffo nella recessione. Se vai sotto tre volte ci resti, recitava un romanzetto di quelli da adolescenti (young adult li chiamano). Ma la cosa non ci riguarda perché abbiamo la sagola di salvataggio del QE. Con buona pace di quanti vanno parlando di ritardi strutturali e inadeguatezze sistemiche.

Poi ci si mette pure il Giappone che, per la felicità generale, fa registrare un tonfo nel PIL, foriero secondo tutti gli analisti di imminenti elezioni nel paese del Sol Levante e con esse l’orizzonte di un quadriennio di gioioso QE in salsa Wasabi (mentre l’inasprimento fiscale sui consumi, seppure di poco, sembra allontanarsi).

 

Noi imbrattafogli di provincia poco attrezzati all’ottimismo però non possiamo non rilevare un paio di discrasie in cotanta letizia.

La prima: se il QE Giapponese non ha dato i frutti sperati qualcuno (leggi i soliti falchi nordeuropei) avrebbe buon gioco a sostenere l’inopportunità di tale strategia in Europa.

La seconda: … beh, almeno ad oggi, il QE Giapponese non ha funzionato.

I dati

Oggi (martedì) lo ZEW tedesco che dovrebbe scendere, al lordo degli ultimi exploit Giappone/BCE, al di sotto delle attese. Se ciò dovesse confermarsi il barometro della locomotiva economica tedesca virerebbe su stagnazione, e se Berlino starnutisce….

Giovedì l’indice PMI area Euro dovrebbe confermarsi in marginale miglioramento sia in quello composito che in quelli manifatturiero e dei servizi. Anche qui però al lordo dell’effetto Draghi/Tokio.

Infine nello stesso giorno la rilevazione del CPI USA, la cui componente core del mese di ottobre dovrebbe registrare un +0,2 a fronte di un dato di settembre allo 0,1%.

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Nel tentativo di focalizzare l’attenzione aggiungiamo solo un altro titolo sotto la nostra lente.

Tra i trader ci sono essenzialmente due scuole di pensiero: la prima è quella di andare a cercare l’occasione dove questa si presenta, è il caso sull’azionario dello stock picking. La seconda invece si fonda sul conoscere dettagliatamente il comportamento di una o di poche curve e su quelle concentrarsi. Dissertare delle diverse argomentazioni può risultare piacevole in un fine cena con grappa in tavola, altrimenti il rischio di fare della sterile polemica è consistente.

In generale, si apprezza di più la versatilità di andare di volta in volta a selezionare il cavallo migliore. Di occasioni però ce ne sono molte e la tentazione di coglierle tutte rischia di disperdere l’attenzione e di inondare la pagina di grafici ammiccanti. Anche in questo sezione cercheremo di resistervi.

Questa settimana proponiamo due titoli, Finmeccanica ed Exor.

*Finmeccanica* è protagonista delle nostre dissertazioni ormai da diversi giorni. Giorni in cui, a parte una certa volatilità intraday, ha egregiamente sovra performato il mercato. Si era indicata 7,32 come soglia di riferimento per un eventuale ingresso ma la barra del 6 novembre è stata particolarmente impetuosa. Chi non fosse riuscito allora può valutare i massimi degli ultimi giorni (7,565) come seconda chance.
Di seguito il grafico..

Finmeccanica

Exor, la cassaforte di casa Agnelli, sta beneficiando come è ovvio del buon andamento dell’automotive in generale e molto probabilmente delle notizie della prossima quotazione Ferrari in particolare. Del titolo vi proponiamo sia il grafico Weekly che Daily.

Exor_Weekly

Exor_Daily

Ovviamente sopra i massimi degli ultimi giorni sarebbe il punto migliore dove anticipare l’ingresso rispetto all’uncino settimanale (primo grafico in alto). Data anche la particolarità del titolo, attendere un segnale forte quale il break dei massimi assoluti sembrerebbe rassicurante, a prezzo però di uno stop loss più ampio.
Propenderemmo per questa seconda ipotesi.

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Il FTSEMIB continua la sua fase laterale tra i 18600 e 20000 punti ma sta disegnando una figura tecnica che prelude a una imminente fine di questo stallo.

Da quale lato esploderanno i prezzi?

C’è molta negatività in giro e non escludo che a fronte di questa negatività non si possa avere anche quest’anno (inaspettatamente) il rally di Natale. I modelli su Usa sono ancora long, e su questo mercato dubbi non ce ne sono, ma anche sul Dax i segnali sono long nel breve. Il trend di medio dell’Italia è quello orientato al ribasso ma un colpo di reni potrebbe starci, per fare nuovi minimi lasciamo spazio al 2015… Intanto su EURUSD arriva un rimbalzino. Stabili i mercati obbligazionari.

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