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Nel trading come nella vita le ASPETTATIVE creano nella mente delle persone un vero e proprio FILM su come le cose andranno (o meglio, inconsciamente, come le cose si vuole che vadano).

Queste aspettative sono auto indotte…. o indotte da terzi (occhi a quest’ultime…!)

Ne abbiamo di tutti i tipi:

…aspettative sul lavoro, nelle relazioni, negli studi…

e poi, per entrare nello specifico:

…aspettative sui dati macro

…aspettative sul rialzo dei tassi della FED o sul proseguimento del quantitative easing della BCE.

…aspettative sui guadagni nel trading : attenzione a queste…. sono pericolosissime…. (occhio soprattutto ai broker che promettono guadagni immediati con depositi minimi!!)

Ma torniamo a noi: cos’è l’aspettativa?

La nostra mente immagina un risultato, e poi al verificarsi dell’evento si generano delle reazioni:

– positive (se il risultato è in linea con le aspettative)

– negative se è più o meno distante

Risultati certi non possiamo averne, né nel trading né tantomeno nella vita. Quello che possiamo fare è realizzare una strategia che ci permetta, passo dopo passo, di far coincidere il più possibile aspettative e realtà.

Come?

Parliamo di euro dollaro: quale sarà il movimento del principale cambio nei prossimi mesi?

Strategia Easy:

conoscere personalmente Janet Louise Yellen e farsi dire come stanno le cose . Il giorno stesso entrare a mercato (ovviamente scherzo, anche perchè… probabilmente… ancora  non lo sa neanche lei)

Strategia corretta:  

  1. conoscere un minimo di macroeconomia
  2. conoscere le reazioni a certe notizie (studiando lo storico)
  3. crearsi una propria aspettativa
  4. valutare la propria percentuale di rischio
  5. calcolare la perdita massima (ed impostare STOP LOSS e take profit)
  6. entrare a mercato

Ovviamente il risultato non è garantito (… altrimenti l’avrei chiamata “strategia vincente“), ma quello che ho fatto è avvicinarmi nel modo più razionale e sicuro possibile ad una situazione che non conosco.

Poi se i media, generando aspettative,  si concentrano sul QUANDO arriverà questa decisione (ottobre, dicembre, gennaio….),  noi trader concentriamoci sul COME affrontarla (ovviamente, entrando diverso tempo prima, o subito dopo la notizia…. non durante!)

Se invece volete seguire la Strategia Easy… fate voi, ma in questo caso non si parla di trading  e probabilmente avete sbagliato sito: non siamo su un portale di scommesse on line…

Buon trading a tutti!

 

Filippo

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Il cosiddetto diesel gate ha scatenato il panico: proviamo a ragionare sui numeri oltre l'indignazione.

Molti lettori ci chiedono una nostra view sull’Affaire Volkswagen e dopo approfondita analisi ecco la nostra “inchiesta”.

Partiamo da lontano e da ciò che è successo.

Nel 2014 l’agenzia Usa per la protezione dell’ambiente, l’Epa, apre un’inchiesta sulle emissioni di alcune auto vendute dalla Volkswagen in Usa dopo un esposto del 2013 dell’Associazione ambientalista Icct che sosteneva che alcune auto avevano, dopo alcuni test, emissioni non regolari; le auto sotto inchiesta erano: Passat, Jetta e Bmw X5. Ricordiamo che negli Usa, le regole per immatricolare auto, sono completamente diverse rispetto all’Ue. Per immatricolare un’auto, un produttore deve fornire un’autocertificazione del rispetto di varie norme fra cui le famose emissioni degli ossidi di azoto. L’Epa quindi, non controlla al banco tutte le singole auto, ma solo periodicamente fa dei controlli a campione e se trova delle differenze con quanto dichiarato dalla casa automobilistica, chiede delucidazioni alla stessa. Dopo un test condotto dall’Università della Virginia si scopre che in effetti le due Vw avevano emissioni oltre i limiti consentiti mentre la Bmw fu scagionata.

I motori sotto inchiesta sono due TD da 2000cc, ma pare che anche i 1.600 non siano esenti.

Dopo mesi di colloqui Epa e Vw, il Ceo di Vw Winterkorn, ammette che la società ha deliberatamente modificato la centralina di produzione Bosh in modo che capisse, se sottoposta a controlli, di tarare opportunamente le emissioni e quindi eludere i controlli e da qui la tragedia: se il primo e tedesco produttore al mondo ha mentito -ha pensato il mercato-, chissà gli altri e giù tutti a vendere il settore auto. Il lunedì Vw perde in chiusura il 18% ma il mercoledì arriva a perdere, dalla chiusura del venerdì precedente il 41%, una tragedia! Il problema oltre che di costi e di multe è ovviamente d’immagine: un tedesco che mente, il mercato non se lo ricordava, e ciò crea sconforto e disagio a tutto il settore. La visibilità sui futuri utili ritorna così dopo decenni poco chiara e visto anche l’importantissimo danno d’immagine, è corretto vedere vendite diffuse e da vero panico. Tuttavia, in questi casi, prima di prendere delle decisioni operative è sempre meglio approfondire prima di prendere decisioni avventate. Partiamo quindi innanzitutto dall’altra casa tedesca sotto inchiesta, la Bmw. Abbiamo, senza stupore, scoperto che un po’ tutte le case automobilistiche hanno eluso i controlli sulle emissioni inquinanti, soprattutto quelli europei, con metodi a volte sul filo del rasoio della legalità. Abbiamo scoperto che Bmw, su alcuni modelli, addirittura cambiava il serbatoio dell’auto con uno più piccolo al fine di avere meno peso dell’auto e quindi consumare ed inquinare meno. Aneddoto a parte, la X5 in Usa è risultata negativa ai controlli, come mai? Abbiamo scoperto che la X5, visto il prezzo di vendita piuttosto elevato, monta due tipi di filtri per le emissioni nocive (la VW sui motori 2000 solo un tipo per problemi di costi) e ciò le ha permesso d’avere la promozione all’esame dell’Epa.

Crediamo quindi che non sarà impossibile per la VW ricorrere ai ripari anche in tempi relativamente rapidi, tuttavia il danno alla reputazione è molto importante e di non facile stima. Chi compra Made in German compra affidabilità e serietà, se queste vengono meno è calo delle vendite. A fronte di questo l’eventuale multa dell’Epa non è certo il cuore del problema. Anzi andiamo a fare due conti. L’Epa ha aperto un’inchiesta civile e parallelamente è partita una inchiesta penale che seguirà gli stessi “binari” di quelli dell’Epa. L’Epa, se si arrivasse con la causa in tribunale, potrebbe comminare alla VW al massimo una multa di 37.500$ per ognuno dei 486.000 veicoli venduti in USA, milione più milione meno fa circa i famosi 18 miliardi di dollari. Vero è che sulla stampa si legge di 11 milioni di veicoli, ma questi sono quelli venduti nel mondo e non solo negli Usa e quindi non soggetti alla sanzione dell’Epa.

Andando poi a spulciare lo storico delle inchieste dell’Epa si scopre poi che in genere queste non approdano in tribunale e quindi l’ammontare della sanzione cala sensibilmente, genericamente mai oltre i 500 dollari per auto. Per fare degli esempi concreti, ricordiamo che casi simili si sono già avuti nel passato (vedi Hyundai e Honda) tuttavia il costo delle sanzioni per auto è stato per entrambi i casi piuttosto contenuto ovvero sotto i 200 dollari per auto.

Quindi?

Visto che Vw ha perso in termini di capitalizzazione, dal venerdì pre annuncio shock, ben oltre i 18 miliari, ovvero il massimo possibile di sanzioni ricevibili, il titolo parrebbe oramai vicino a dei minimi importanti. Tuttavia, prima di raggiungere facili conclusioni bisogna ricordarsi che la Vw dovrà richiamare sicuramente tutte le auto vendute negli Usa (486.000), mentre non è ben chiaro se dovrà richiamare tutte le auto vendute nel mondo. Ogni paese ha normative proprie e quindi numeri propri. Provando a fare due calcoli, si potrebbe stimare un costo, comprensivo quindi di sanzioni e richiami, di 18 mld ai quali ci sarà da aggiungere un calo importane dell’Ebit per i prossimi anni: c’è chi parla del 20% in tutto per i prossimi 3.

Queste ipotesi ci paiono abbastanza cautelative anche se, ad onore del vero, il danno di immagine è veramente difficile da stimare. Trovare un equilibrio tra panico e numeri non è facile ma un rapporto EV/EBIT intorno a 2,2 / 2,3 sia un valore già molto depresso per il titolo (la media dei competitors è intorno a 5), quindi, se VW tornasse a trattare a questi multipli, sarà meglio pensare a dei buy di medio periodo piuttosto che a delle vendite dettate dal panico di breve.

Ps

Ricordiamo che Vw sta in questi giorni trattando con un EV intorno ai 30 miliardi, ovvero molto simile a quello di FCA, peccato però che VW abbia avuto negli ultimi anni un Ebit medio di circa 13 miliardi mentre fca di 3,5. Assumendo che l’ebit non tracolli del tutto non occorre essere dei nobel della matematica per individuare la sproporzione.

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L’Annuario del Trading on Line è un’opera concettualmente semplice: se vuoi fare trading da qualche parte devi iniziare: eccoti i punti di riferimento. 

Per vicinanza personale e professionale ci è capitato di vederne la gestazione e l’evoluzione anche nella presente seconda edizione. Come spesso capita alle idee semplici, la declinazione nella realtà è stata ed è parecchio complessa ma ci sembra di poter dire riuscita.

Questo uno dei motivi per cui con un precedente accordo abbiamo messo a disposizione dei partecipanti della passata edizione del Campionato di Borsa con Denaro Reale proprio questo stesso annuario.

Motivi analoghi nella presente partnership. In fondo itConsilium è anche una bussola per chi vuole affrontare i mercati.

Logico quindi fornire un altro strumento che possa aiutare i lettori

 

Per chi voglia saperne di più sull’ Annuario del Trading Online Italiano

Per chi voglia approfittare dell’offerta ecco il link.

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Piacerebbe poter dire “vecchi del mestiere” ma purtroppo le candeline sulla torta… Sia come sia, dicevamo che occorre essere vecchi per ricordare un’estate di diciassette anni fa. Tanto per intendersi Internet era agli albori e i cellulari potevano essere usati

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Anche se in linea alle nostre attese è sempre interessante analizzare i dati di bilancio di Hera che si conferma essere realtà in consolidamento. Vediamo i principali aspetti di bilancio al 30/06/2015 – Ricavi a €2352mn, in aumento del 6%

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L’eco del ciclone cinese ha raggiunto l’abbronzata popolazione italica sotto l’ombrellone (o similia). A molti è suonata come una sorta di continuazione della vicenda greca. Sembra di sentirli i bagnanti intenti spalmarsi creme o sorbire bevande: “… ma questi con ‘sti

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Un secondo trimestre al di sopra delle attese anche se dovuto per gran parte a componenti straordinari, Impieghi in accelerazione, TP da 1.08 a 1.15 ps (0.86x P/TE business bancario): queste le carte del titolo di cui vi parliamo oggi.

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E’ prevista per oggi la riunione del CdA di Unicredit che avrà come obiettivo l’esame della semestrale 2015.

I risultati saranno comunicati a mercato aperto ma già si vocifera sui risultati.

La nostra idea è moderatamente improntata all’ottimismo, con un utile netto atteso per il secondo trimestre di €495mn (+9,2% sulle stime medie raccolte dalla società, pari a €453mn).

Scendendo nel dettaglio si prevedono ricavi per c. €5,7md , e costi operativi per c. €2,3md, rettifiche su crediti di c. €1,06md e un utile operativo di c. 1,25md.

Per quanto riguarda l’andamento del titolo non è sicuramente da trascurare l’azione dei media che con alcune indiscrezioni di stampa relative al presunto disappunto della BCE per l’andamento dei conti del gruppo. E’ stato anche ventilato il possibile ricorso a un aumento di capitale, per risolvere in modo netto e definitivo il problema del basso livello dei capital ratios.

Seguite la conference call prevista per oggi alle 14.30 che sarà condotta dal Ceo Federico Ghizzoni

Accedi alla diretta della Conference Call di Unicredit

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Il mercato dell’auto in territorio nazionale continua la sua corsa con percentuali a doppia cifra. A luglio, infatti, le immatricolazioni sono state 131.489, il 14,54 per cento in più dello stesso mese 2014 (fonte: ministero dei trasporti). Non solo: nei primi

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L’amministratore  delegato Sergio Marchionne dovrebbe presentare domani al Cda (in occasione delle verifiche trimestrali sui conti) il dossier relativo ai possibili partner tra i quali dovrebbero tra gli altri esserci anche Gm, Volkswagen e Renault.     Altra notizia di

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