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E’ di ieri la firma di un accordo tra Telecom Italia e Sky per il lancio di un’offerta congiunta Tim Sky (quadruple play, fonia fissa, mobile, internet e tv) che consentirà ai clienti consumer dell’ex monopolista con connessione in fibra (da 30 a 100Mbit/s) e Adsl da 20 Mbit/s di fruire dell’intera programmazione della Tv satellitare (150 canali).

L’accordo non esclusivo della durata di cinque anni mira a cogliere le opportunità legate ad un bacino potenziale di 12 milioni di clienti. Con tutta probabilità il management di Telecom Italia cercherà di ottenere una valorizzazione intorno a €1.8md per Inwit, lo spin off in cui sono confluite 11.500 torri di telefonia mobile che dovrebbe approdare in borsa nel mese di giugno.

Inoltre a quanto si apprendesi stanno riaprendo i colloqui per l’acquisizione di Metroweb.

Secondo Repubblica Patuano avrebbe presentato a Ravanelli la proposta di rilevare in due step l’operatore controllato da F2i e CDP. In un primo tempo Telecom Italia dovrebbe acquistare il 40% di Metroweb più il 10% senza diritti di voto, con l’opzione di rilevarne il controllo entro 4-5 anni.

La nostra opinione
L’accordo non può che essere visto positivamente. L’obiettivo di Telecom Italia è volto ad accelerare la domanda di connettività a banda larga che sarà supportata da un’importante accelerazione degli investimenti e  potrebbe beneficiare anche dell’eventuale acquisizione di Metroweb.

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Ancora dati interessanti dal mercato dell’auto. A livello europeo (EU28) le immatricolazioni di auto hanno fatto registrare un incremento del 10.6% in Mar-15 per una cifra complessiva di 1,604,107 veicoli, che risulta essere il diciannovesimo incremento consecutivo. Il progresso nel Q1-15 è stato dell’8.6%. La crescita nel FY-14 è stata del 5.7%.

In questo contesto FCA ha fatto registrare un incremento del 15.5% per un totale di 96,269 veicoli venduti, in crescita di 30bps la quota di mercato al 6.0%.

Facendo una analisi dei vari marchi la situazione è la seguente

Il brand Fiat è cresciuto del 13.4% per totali 73,982 unità, Lancia/Chrysler è diminuita del 19.6% a 6,253, così come Alfa Romeo che è scesa del 10.2% a 6,133 veicoli. Gli altri brand di successo oltre a Fiat sono stati Jeep +225.3% a 8,929 veicoli e Dodge, Ferrari e Maserati +27.7% a 972 vetture: per questi ultimi marchi la crescita è stata trainata da Maserati.

Che dire?

Le immatricolazioni in Mar-15 rappresentano una continuazione della crescita sostenuta e oramai consolidata da più di un anno e mezzo. FCA in Mar-15 performa meglio del mercato EU. Infine appare significativa la performance di Jeep, che beneficia del lancio dei nuovi modelli, ed è rappresentativa dell’efficacia della strategia di focalizzarsi sui brands premium.

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Al termine di una manifestazione Tommaso Tommasi di Vignano, attuale Presidente di Hera, ha reso nota l’intenzione del gruppo di valutare la possibilita’ e l’esistenza delle  condizioni necessarie ad eventuali aggregazioni con particolare attenzione alle zone di Marche e Triveneto. E’ palese che, come

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Numerose fonti di stampa riportano che il fondo F2i potrebbe essere coinvolto nel piano di aggregazione con Rai Way, in qualità di terzo azionista rispetto a Rai e Mediaset. Il gruppo finanziario guidato da Renato Ravanelli e partecipato da Cdp

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I dati diffusi sono nel complesso positivi e, di conseguenza, è possibile ipotizzare una reazione altrettanto positiva dei mercati. Vediamo nel dettaglio quanto diffuso in mattinata. Risultati 2014 A2A S.P.A. La società milanese ha concluso il bilancio relativo all’anno 2014 con

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Come si costruisce una strategia di successo?

Nella mia esperienza da trader posso dire che per operare nei mercati c’è una necessità imprescindibile:  trovare ed utilizzare una metodologia.

Se invece lasciamo tutto al caso…non possiamo chiamarlo “trading”, e probabilmente state leggendo il post sbagliato…

Occorre quindi una strategia basata su un approccio analitico: i due principali metodi sono l’analisi tecnica e l’analisi fondamentale.

Sempre loro…! Questa antica rivalità vale però sia per i privati che per le aziende.

Qualche dettaglio in più…

  • L’analisi tecnica, secondo J. Murphy, si identifica come “l’arte di identificare fin dall’inizio un movimento direzionale del mercato che ha una buona probabilità di continuare nel tempo”. In altri termini, è lo studio dei prezzi partendo dall’analisi dei grafici. Qui il focus è su trend dei prezzi, convergenze e divergenze, livelli di supporti e resistenze… Esiste una certezza: i prezzi – rappresentando l’“accordo/disaccordo” tra i compratori ed i venditori – rappresentano l’unico vero termometro del mercato.

 

  • L’analisi fondamentale, invece, è basata sulla teoria economica ed utilizza metodi statistici, econometrici e contabili. Come?  Si individua il valore intrinseco delle azioni della società quotata in borsa, si confronta lo stesso col valore di mercato espresso in quel momento e si agisce di conseguenza in base alla quotazione (comprando se il titolo è sotto quotato o vendendo se è sopra quotato).

Ma portiamo questa “dicotomia” nel mondo delle imprese, e vediamo cosa succede…

Il mercato dei cambi è il più grande mercato al mondo dove vengono visualizzate e scambiate le diverse valute mondiali: risulta fondamentale conoscere e monitorare l’andamento delle valute nazionali in quanto le loro oscillazioni vanno a modificare il valore degli investimenti dell’azienda e quindi il risultato finale in termini di utile/perdita dal punto di vista contabile.

Il rischio di cambio non è altro che l’insieme delle conseguenze che le variazioni di due o più divise possono avere sulle performances realizzate dall’impresa. Performances definite in termini economici, di gestione, di quote di mercato, di flussi di cassa… che hanno un impatto sull’utile aziendale.

Le imprese che operano nell’import/export a fine anno incontrano dei problemi di sbilancio dovuto alle oscillazioni nel mercato valutario: risulta fondamentale, quindi, gestire il rischio di cambio per la salvaguardia della redditività operativa dell’azienda.

L’impresa può intervenire sia mediante un’adeguata gestione interna che attraverso l’utilizzo di opportuni strumenti di copertura.

Ma con quale approccio? Tradizionale o innovativo? Tecnico o fondamentale?

Anche per le imprese, come per i privati, si presenta questa “rivalità storica”:

  • metodi tradizionali come Forwards e finanziamenti in valuta;
  • metodi innovativi quali Domestic Currency Swap, Opzioni e Gestione dinamica sul Forex Spot.

Il Mercato dei derivati resta in generale meno trasparente e difficilmente gestibile, soprattutto da parte delle PMI così come la copertura sui tassi o sulle valute con swap strutturati di cui non si capisce il funzionamento.

La gestione del rischio di cambio attraverso opzioni o con strumenti complessi può essere un’opportunità, ma può rappresentare anche un grande costo per le aziende (l’esatta valutazione richiede l’utilizzo di software che calcolino tutti i parametri).

La gestione dinamica della copertura del rischio di cambio con negoziazione di valuta spot rappresenta invece una forma moderna, economica e trasparente di copertura di tale rischio: il cambio spot, rollato fino a scadenza, ha prezzi evidenziati dal mercato Forex, costi bassi e durata decisa dalle esigenze delle aziende e delle imprese.

Quali sono gli scenari possibili?

  • un euro “debole” rispetto al dollaro (gestione dinamica per le aziende Import)
  • un euro “forte” rispetto al dollaro (gestione dinamica per le aziende Export)

La difficoltà di prevedere le fasi di mercato non deve spaventare le nostre imprese che operano con l’estero: una politica di copertura dinamica, tesa in primis a salvaguardare il business aziendale  ma  capace anche di cogliere le opportunità di mercato (gain), può riuscire a limitare i rischi senza rinunciare alle occasioni che un  mercato valutario in continuo movimento offre alle nostre imprese.

Dunque, tradizione o innovazione? Alle aziende la scelta.

 

Buon trading

 

 

 

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Nel mese di Marzo il gruppo Fiat-Chrysler ha conseguito dei risultati leggermente migliori rispetto al mercato dell’auto che pure, in Italia registra un aumento del 15%. Si ritiene che le motivazioni di questi risultati siano legate perlopiù al giorno lavorativo in più e all’incremento degli acquisti legati al noleggio.
Sempre nel mese di marzo le immatricolazioni del gruppo negli Usa sono salite del 2%.
Sotto il fronte della struttura interna da rilevare che Ralph Gilles è stato nominato head of design e membro del group executive council al posto di Lorenzo Ramaciotti che comunque rimane nella struttura mettendo a disposizione del gruppo la sua competenza in veste di special advisor del Ceo. Altra informazione degna di nota riguarda Mauro Fenzi nuovo Coo Systems e Ceo di Comau il quale entrerà nel product committee del gruppo.

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Marco Tronchetti Provera interviene pubblicamente e difende l’accordo che porterà a ChemChina la maggioranza di Pirelli dopo un’Opa da oltre 7,3 miliardi di euro e afferma di non aver avuto nessun contatto su una possibile contro-Opa. In una recente intervista, il Ceo di Pirelli definisce l’ipotesi di una possibile contro-Opa della giapponese Bridgestone come “un disastro”, alla luce delle “troppe sovrapposizioni” e le “enormi perdite” a cui sono andati incontro gli altri gruppi del settore nei tentativi di integrazione tra big.

Tronchetti Provera non nasconde che, sulla divisione industrial, ci sono state approfondite discussioni con due partner asiatici, e specifica che non si tratta di partner cinesi, ma sottolinea che il progetto ChemChina è quello che crea maggiore valore per la società e prevede un prezzo fair per gli azionisti.
Infine si sofferma sugli accordi parasociali legati al riassetto.

Provera fa presente che i patti prevedono un accordo di cinque anni che lega i soci attuali della Camfin, la cassaforte della Pirelli, a ChemChina, rinnovabile automaticamente per altri due e una penale di 100 milioni in caso qualcuno dei pattisti decidesse di aderire a una contro Opa.

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Siamo alle battute iniziali, alle primissime classifiche parziali di questa XVII edizione di IT Cup, il Campionato di Borsa con Denaro Reale. Troppo presto per valutare i potenziali leader della classifica. Molti sono i concorrenti che devono ancora perfezionare l’iscrizione o iniziare ad operare in maniere effettiva.
Eppure qualche indicazione si può già trarre.
La prima che salta all’occhio riguarda gli importi iniziali. Com’è noto il capitale minimo per partecipare alla competizione è di 2.000 euro. Una soglia volutamente bassa pensata per minimizzare la barriera all’ingresso di quanti intendano, magari anche solo per gioco, mettersi alla prova. Un entry level modesto che è stato ed è oggetto di alcune critiche, peraltro non infondate: se la performance ha al denominatore un numero basso …
A ben vedere, mutatis mutandis, lo stesso problema della leva finanziaria. Utile ma rischia di ritorcertisi contro, quindi occorre sapere gestire rischi e opportunità.
Orbene quest’anno alcuni depositi iniziali vanno decisamente nella direzione opposta. A scorrere la classifica non è infrequente vedere, anche nelle prime posizioni, saldi iniziali a 5 cifre.
E’ una scelta pagante? La conseguente flessibilità operativa riuscirà a battere l’effetto leva?
Abbiamo quasi due mesi di classifiche per scoprirlo.

Buon Campionato a tutti.