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by Alessandro Fugnoli

 

Trovare sui banchi del supermercato i mirtilli cileni trasportati in aereo in qualsiasi stagione e a un prezzo ragionevole fa piacere e fa comodo. Il libero commercio generalmente avvantaggia i consumatori, accresce la concorrenza e stimola l’innovazione.

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Il libero scambio abbassa i prezzi attraverso la concorrenza e questo è il suo grande aspetto positivo. Ma quando di produttore ne rimane solo uno, perché è il più bravo e perché tutti gli altri hanno chiuso, questo (la Cina) può mettersi a fare i prezzi che vuole. È quello che rischia di avvenire nella distribuzione con Amazon e Alibaba. Oggi abbassano i prezzi, ma quando saranno rimasti da soli?

L’articolo completo  rn-20180309

 

 

 

 

 

 

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by Eugenio Sartorelli

Le Opzioni ci possono fornire degli importanti informazioni sui mercati e sono un insostituibile strumento per leggere il Sentiment. In particolare il rapporto tra le Opzioni Put e Call (il P/C ratio) è un valore di facile reperibilità ed abbastanza semplice da analizzare. E’ importante rilevare questo rapporto sia sui Volumi scambiati che sull’Open Interest che ricordo da delle informazioni leggermente differenti e rappresenta il numero di contratti in essere.

Tengo anche conto di quante Opzioni totali sono scambiate, ovvero quanto denaro muovono gli Opzionisti rispetto alla capitalizzazione del titolo.

Per cercare di determinare Vincitori e Vinti ho semplicemente analizzato questi valori tra l’1 ed il 2 marzo (quindi pre-elezioni) e successivamente il 5 ed il 6 marzo (quindi post-elezioni). Ne ho dedotto questa tabella.

Le 2 colonne con i numeri (1° e 2° Coefficiente) sono 2 parametri che ho utilizzato per valutare i titoli. Il 1° Coefficiente se è positivo indica Sentiment positivo, ovviamente all’opposto per il negativo. Il 2° coefficiente conferma il Sentiment positivo se è minore di 1- conferma il Sentiment negativo se è maggiore di 1.

In azzurro vi sono i Titoli con Sentiment Positivo nel senso che dopo le elezioni la loro condizione, sulla base della dinamica di Volumi o Open Interest, è stata meglio del mercato. In particolare tra i Bancari positivi spicca Mediobanca in controtendenza rispetto al comparto che è in sofferenza. Inoltre abbiamo un Sentiment positivo per i titoli legati al Petrolio ed Industriali: Eni, Prysmian, Saipem, Tenaris, Stm, Telecom (su cui sappiamo esservi manovre) – aggiungiamo A2a che ha avuto un notevole miglioramento post elezioni, probabilmente per la continuità politica in Lombardia.

Tra i Titoli con Sentiment Negativo ci sono ovviamente Mediolanum e Mediaset che solo pochi giorni fa avevamo sentiment positivo, ma sono legati alla perdita di forza politica di Berlusconi.

Molti titoli Bancari non sono messi molto bene: Bper-Intesa SP- Unicredit- Ubi. Anche per gli Assicurativi ci sono problemi: Generali e Unipol Sai. Aggiungiamo Leonardo e Snam con soprattutto quest’ultimo che è peggiorato.

 

I restanti titoli vanno mesi tra i Neutrali anche se Atlantia e soprattutto Autogrill avrebbero qualche elemento positivo, ma non sufficientemente rilevante per annoverarli in questo gruppo.

 

Per quanto riguarda il P/C ratio dell’Indice è aumentato sui Volumi da 1,21 a 1,37 mentre per l’Open Interest è passato da 1,07 a 1,09, ma questo parametro è più lento a cambiare.

Se consideriamo il P/C ratio solo dei Titoli pesati per la Capitalizzazione si è passati per i Volumi da 0,91 a 1,52- per l’Open Interest si è rimasti intorno a 1,13.

Come si vede è aumentato decisamente il P/C ratio sulle Put segno che c’è stata una corsa alle coperture (acquisto si Put) e si sono chiuse posizioni sulle Call. Un Sentiment chiaramente peggiorato, ma attendiamo i prossimi giorni per conferme o smentite.

 

A livello Operativo sulle Azioni, questo report suggerisce di andare a studiare i grafici dei Titoli con Sentiment Positivo per valutare se vi sono possibili ingressi in ottica di trading Rialzista. Al contrario si analizzano i grafici dei titoli con Sentiment Negativo per eventuali trade al ribasso.

A chi piace fare Spread Trading si potrebbe fare (a massa uguale) Long dei titoli con Sentiment Positivo e Short di quelli a Sentiment Negativo.

 

 

NB

per chi fosse interessato terrò un “Corso Trading Opzioni il 17 marzo”- link: http://www.investimentivincenti.it/default.asp?pag=Corso-Opzioni

 

 

 

 

 

 

 

 

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Il Ftse Mib recupera area 22.500 punti e torna a segnare da inizio anno un +4 per cento. Recuperano terreno anche i nuovi Portafogli Italia 2018, costruiti con le metodologie di Michael O’Higgins, che subisce le vendite su alcuni dei titoli dei panieri. Nel dettaglio il migliore è il Portafoglio PPP costituito da un solo titolo, che quest’anno è Intesa SanPaolo: il primo gruppo bancario italiano da inizio anno segna un +9,82 per cento. A seguire il paniere dei “10 dogs” con un +3,6%, quindi quello dei “5 dogs”, con un +0,54 per cento. Poste Italiane è il miglior titolo del portafoglio con un +16,88%, seguito da Azimut (+13,21%) e da Intesa Sanpaolo. Tre i titoli in rosso, con Snam in calo del 6,8% e Terna del 4,6 per cento. I 10 titoli del Portafoglio Italia 2018 – in ordine crescente di prezzo – sono: Unipolsai, Intesa Sanpaolo, Unipol, Snam, Terna, Poste Italiane, Eni, Generali, Azimut e Atlantia. Dopo un 2017 in cui il Portafoglio era decisamente sbilanciato sul comparto finanziario (banche, assicurazioni e asset management), quest’anno la componente utility è tornata a pesare sul paniere con tre titoli.

 

 

 

 

 

 

 

 

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Dopo diversi mesi in cui i trend delle principali piazze finanziarie sono stati saldamente rialzisti qualcosa di nuovo si muove all’orizzonte. L’esplosione improvvisa di volatilità a febbraio a seguito di un altrettanto anomalo gennaio non può essere bollata come casuale.

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Si vivacizza il dibattito su economia e mercati 

by Alessandro Fugnoli – Kairos

 

Fra qualche decennio gli storici decideranno se il Quantitative easing è stato davvero utile e necessario per stabilizzare il mondo dopo la grande recessione del 2008. Quello che possiamo dire fin da oggi sul Qe è che ha progressivamente rinsecchito il dibattito intellettuale e lo ha ridotto a una forma di pensiero unico, talvolta stucchevole.

Per questo, per questo primo semestre, sarà meglio vendere di più sui rialzi di quello che si compra sui ribassi. È vero, è quello che tutti cercheranno di fare, ma per andare controcorrente sarà meglio aspettare ancora qualche mese.

 

L?articolo completo in pdf:  lafinedelpensierounico

 

 

 

 

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Prova a far base in area 22.500 punti il Ftse Mib che segna da inizio anno un +2,9 per cento. Diverso invece l’andamento del nuovo Portafoglio Italia 2018, costruito con le metodologie di Michael O’Higgins, che subisce le vendite su alcuni dei titoli dei panieri. Nel dettaglio il migliore è il Portafoglio PPP costituito da un solo titolo, che quest’anno è Intesa SanPaolo: il primo gruppo bancario italiano da inizio anno segna un +11,81 per cento. A seguire il paniere dei “10 dogs” con un +2,09%, quindi quello dei “5 dogs”, con un +1,54 per cento. Azimut è il miglior titolo del portafoglio con un +12,55%, seguito da Intesa Sanpaolo e Unipol (+6,73%). I 10 titoli del Portafoglio Italia 2018 – in ordine crescente di prezzo – sono: Unipolsai, Intesa Sanpaolo, Unipol, Snam, Terna, Poste Italiane, Eni, Generali, Azimut e Atlantia. Dopo un 2017 in cui il Portafoglio era decisamente sbilanciato sul comparto finanziario (banche, assicurazioni e asset management), quest’anno la componente utility è tornata a pesare sul paniere con tre titoli.

 

 

 

 

 

 

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Continua ad arretrare il Ftse Mib che torna sotto i 22.500 punti e segna da inizio anno un +2,8 per cento. Diverso invece l’andamento del nuovo Portafoglio Italia 2018, costruito con le metodologie di Michael O’Higgins, che subisce le vendite su alcuni dei titoli dei panieri. Nel dettaglio il migliore è il Portafoglio PPP costituito da un solo titolo, che quest’anno è Intesa SanPaolo: il primo gruppo bancario italiano da inizio anno segna un +13,65 per cento. A seguire il paniere dei “5 dogs” con un +2,11%, quindi quello dei “10 dogs”, con un +2 per cento. Dietro Intesa Sanpaolo, Azimut è il miglior titolo del portafoglio con un +12,71%, seguito da Unipol (+11,48%). I 10 titoli del Portafoglio Italia 2018 – in ordine crescente di prezzo – sono: Unipolsai, Intesa Sanpaolo, Unipol, Snam, Terna, Poste Italiane, Eni, Generali, Azimut e Atlantia. Dopo un 2017 in cui il Portafoglio era decisamente sbilanciato sul comparto finanziario (banche, assicurazioni e asset management), quest’anno la componente utility è tornata a pesare sul paniere con tre titoli.

 

 

 

 

 

 

 

 

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Con il recente crash dei principali listini azionari, l’indice italiano è andato a testare le due fondamentali trendline rialziste che hanno accompagnato il rally degli ultimi 14 mesi. Ma i ribassi non sono finiti…

 

 

Sebbene il mercato azionario italiano rimanga tecnicamente ancora impostato al rialzo, cominciano ad intravedersi i primi pericolosi segni di ritracciamento, se non addirittura di inversione. L’andamento del FTSE/MIB nelle ultime sedute, infatti, ha completamente annullato i sorprendenti guadagni realizzati nel mese di gennaio, quando i prezzi avevano accelerato la propria corsa fino a raggiungere l’importante livello posto intorno ai 24.000 punti. In pochi giorni i prezzi sono scesi molto violentemente (martedì 6 febbraio si è registrato un – 4% subito in apertura) fino a toccare il livello 21.900 e si sono appoggiati sulle due fondamentali trendline rialziste che hanno sostenuto le quotazioni negli ultimi 14 mesi. In pratica, il trend rialzista è in pericolo e chi fino a qualche settimana fa intravedeva uno storico movimento esplosivo al rialzo oltre l’imminente soglia dei 24.500, ora si trova parecchio spaesato. Come sempre in questi casi gli operatori si dividono tra due fazioni: quelli che considerano il recente crash come uno storno che può rappresentare una buona opportunità di acquisto e quelli che preferiscono liquidare parte delle posizioni in portafoglio, pur consapevoli che le vendite appesantiranno ulteriormente i listini.

Noi stiamo con questi ultimi. Infatti, era davvero difficile pensare che il FTSE/MIB potesse arrivare ad un appuntamento davvero epocale come il livello 24.500 (target successivo a 30.000, poi 34.000) senza mai alcun ritracciamento; oltretutto in concomitanza con i massimi storici dello S&P500 ed un indice VIX (volatilità) compresso da troppo tempo nel range 10-12.

 

FIGURA 1 – Analisi di medio periodo sul Future FTSE/MIB

 

 

Il rimbalzo a cui stiamo assistendo in queste ore è abbastanza timido e privo di forza: il FTSE/MIB dapprima ha tentato recuperare, andando a ritoccare il livello 23.000, poi si è mantenuto debole con quotazioni che hanno lateralizzato nell’intorno di quota 22.500.

E’ davvero difficile fare previsioni per il brevissimo periodo, anche perché la configurazione grafica è poco lineare. Dal punto di vista operativo, comunque, il livello chiave per l’apertura di posizioni ribassiste è 21.900, con un primo obiettivo nell’area 21.300/21.500 ed uno più ambizioso a 20.800. Riguardo al rialzo, invece, l’eventuale superamento dei 23.000 dovrebbe trovare subito un ostacolo piuttosto vicino, in area 23.300/23.400, dal quale è probabile possa cominciare una nuova ondata ribassista.

 

FIGURA 2 – Analisi di breve periodo sul Future FTSE/MIB

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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by  Alessandro Fugnoli   Le immagini dei trattamenti anti-ageing dei primi decenni del Novecento nei centri di John Harvey Kellogg, Helena Rubinstein, Max Factor o Elizabeth Arden sono disarmanti. Con il senno del poi sappiamo che la quasi totalità delle

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By  Alessandro Fugnoli

 

Il caso somalo. Oggi di Somalie ce ne sono tre e tutte crescono a ritmi elevati e godono di buona salute economica grazie agli investimenti cinesi e arabi. Dal 1991 al 2012, tuttavia, gran parte dell’area coperta oggi dalle tre Somalie fu devastata dalla guerra civile e dall’islamismo radicale. Le strutture statuali collassarono e la banca centrale fu bombardata e cessò di funzionare.

Per più di due decenni, per le transazioni commerciali, si continuarono a usare i vecchi scellini somali, emessi da una banca che non c’era più e garantiti da uno stato che non c’era più. Le banconote, sempre più logore, erano in quantità finita e poiché l’economia di guerra era a suo modo florida, lo scellino fantasma continuava ad apprezzarsi contro dollaro. Vista la forte domanda di moneta, a qualche falsario venne in mente di emettere altri scellini, perfettamente riconoscibili come falsi. Questi scellini falsi furono accettati dal pubblico e cambiati alla pari con quelli veri. Poi, a ondate, arrivarono altri falsi. Anche questi furono accettati, ma a sconto.

Morale. Una buona moneta non deve per forza essere emessa da uno stato (la storia è piena di monete battute da privati) ma per essere accettata deve essere in giro in una quantità tale da non creare troppa inflazione, da una parte, e da non strozzare crescita, scambi e debitori dall’altra.

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Inflazionistico o deflazionistico. L’offerta di moneta globale è di una settantina di trilioni di dollari. L’oro ne aggiunge altri due. Le criptovalute, tutte e mille quelle che circolano, sfiorano il mezzo trilione.

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Il resto. I mercati sono in surplace. Fra pochi giorni sapremo se la nuova aliquota fiscale per le società americane entrerà in vigore nel 2018 o nel 2019. Nel grande schema delle cose non cambia nulla, ma per il primo trimestre del prossimo anno fa la differenza tra una partenza in marcato ribasso e una in moderato

rialzo.

 

Il documento completo vale sicuramente i pochi secondi necessari a scaricarlo rn-20171208