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La curiosità è sintomo di intelligenza? Forse, o magari Probabile! Di certo è la maledizione di chi fa questo mestiere. E così ti capita di fare comunella con altri figuri come te.

Mesi or sono ci siamo trovati con Luigi Piva e Massimiliano Malandra a discutere di inefficienze di mercato. L’obiettivo era ed è quello di creare due portafogli, azionario USA ed azionario Italia, che massimizzino il rendimento/rischio ma che risultino estremamente agevoli da seguire.

Ormai da diverso tempo, su queste stesse pagine, Max Malandra tiene una rubrica su una tecnica di selezione dei titoli in base ai dividendi (ma non esclusivamente). Semplice, forse banale, ma funziona. Basterebbe adottarla per fare meglio della stragrande maggioranza dei fondi di investimento azionari sui benchmark di riferimento. O almeno così è stato in media fino ad oggi. Ecco la spiega dello stesso Max.

Visto che il giochino funziona ci siamo chiesti: come migliorarlo?

Abbiamo appunto coinvolto Luigi Piva per fare due righe di codice e quattro test (magari è stato un filino più complesso). Qui sotto a seguire lo stesso Luigi Piva darà conto delle risultanze.

Fin dalla prossima settimana invece vedremo come evolvono questi due portafogli. Visto che prendono il via dai Cani del Dow abbiamo deciso di chiamarli rispettivamente i Mastini del Dow e del FtseMIB. 

Volentieri lascio spazio al lavoro di Luigi.

 

Credo che l’intervento tenuto all’ITF di Rimini lo scorso Maggio con Ascanio e Max sulla gestione alternativa di portafogli azionari abbia introdotto un processo di investimento innovativo. Niente di meglio per un trader algoritmico come me, sempre alla ricerca di inefficienze profittevoli, che lavorare su una selezione di titoli che rappresentano, da un punto di vista storico, già una inefficienza profittevole.

Il fatto che I “dogs of the dow” sovra-performino l’indice conferma che I mercati non sono sempre efficienti. Elementi psicologici e comportamentali fanno parte dei meccanismi di pricing e gli studi evidenziati da Max evidenziano la possibilità di ottenere rendimenti al di sopra della media.

C’e’ pero’ un altro elemento da tenere presente , anch’esso a riprova dell’inefficienza dei mercati: la possibilita’ di cali sostanziali come quello del 2008, ancora ben presente nella mente di tutti. E’ necessario quindi mettere in campo elementi di timing che permettano all’investitore di essere fuori dal mercato prima possibile quando un downtrend colpisce il mercato.

Come analista e trader quantitativo il mio ruolo nel team e’ e sara’ quello di aggiungere l’elemento di timing per le entrate e le uscite. L’analisi quantitativa poggia su basi matematiche e statistiche. I “Quants” si occupano soprattutto della creazione di Alpha Models, cioè di modelli con aspettative di sovraperformare un benchmark, la differenza tra il benchmrk e il rendimento del modello è l’Alpha.

tree

Nel diagramma qui sopra vedete come l’obiettivo sara’ creare Alpha unendo l’analisi fondamentale e quella strettamente numerica e quantitaiva. In particolare, i modelli da me sviluppati si concentrano sui trend, filtrando i periodi di trend negativi . Fondamento di gran parte dei sistemi di trading meccanici è Il principio che la storia si ripeta in qualche modo.

Il modello di timing cerca quindi di tenere le posizioni long quando i titoli del paniere hanno probabilita’ di un trend positivo o neutro e liquida le posizioni quando le probabilita’ sono per un trend negativo imminente.

S&PvsPort

 

Questa analisi viene fatta in maniera distinta per ogni titolo del paniere, senza particolari riferimenti all’indice.

I risultati , come vedete , sono molto interessanti. Qui sopra vedete come il modello (Series 1) abbia successo nel difficile compito di sovraperformare l’S&P500 (Series 2), ma soprattutto il rischio/rendimento del modello e’ notevolmente favorevole rispetto al nostro benchmark. Questo lascerebbe, per esempio, spazio ad un leggero leveraging (1.5:1 per esempio)

 

FtseMIBvsPort

 

Sul mercato italiano, piu’ speculativo, il modello stacca il benchmark di diverse lunghezze, avendo un lavoro molto piu’ facile, anche per la non brillante performance del FtseMib negli ultimi anni.

Luigi Piva

Quantlab Limited ltd

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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by Luigi Piva   Introduzione: Il progetto parte dall’idea di prendere in cosiderazione solamente I titoli che hanno un maggiore dividendo atteso, I cosiddetti “dogs of the Dow”, per poi estendere questo concetto anche al mercato italiano. Questi titoli hanno

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La metodologia dei “Dogs of the Dow” è stata ideata dal gestore di hedge fund Michael O’Higgins. Cerca di conciliare un approccio fondamentale con un metodo statistico e destò sensazione quando fu resa pubblica per la prima volta nel libro

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Descrizione aggiornata al 30/12/2016 del Portafoglio modello d’Investimento Multiasset

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Descrizione aggiornata del portafoglio del servizio World Dynamic Index. AGGIORNAMENTO AL 31/10/2017   ASSET ALLOCATION        OPERAZIONI EFFETTUATE      REPORT          EQUITYLINE     RENDIMENTI       PREMIO per il RISCHIO    

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Nel precedente articolo, con quei lettori che hanno avuto la bontà di leggerci fino in fondo, ci siamo lasciati con quattro domande, eccovele di seguito:

  1. Esiste il controllo del rischio?
  2. Rischio e rendimento sono sempre direttamente proporzionali?
  3. Quali sono i passi che si possono fare?
  4. Ci sono soluzioni certe? (Ovviamente no, ma forse occorre approfondire.)

Prima di affrontare puntualmente le domande proviamo a capire di cosa parliamo. Il rischio è sostanzialmente quanto noi paghiamo al mercato in cambio del rendimento. O, ancor meglio, il rendimento che noi ricaviamo dal mercato è la remunerazione del rischio che corriamo nel parteciparvi.

Ma siamo proprio costretti a partecipare al mercato? Sostanzialmente si. Senza scomodare i massimi sistemi possiamo dire che se abbiamo dei risparmi, di qualsiasi tipo, siamo sulla giostra. Basti pensare negli anni passati all’inflazione che deprimeva il potere d’acquisto o più recentemente alla tassazione dei risparmi o alle norme sul Bail-in.

 

Tornando al tema, Esiste il controllo del rischio?

In termini assoluti no. Non abbiamo alcun modo di controllare il mercato e le sue fluttuazioni.

Puntare allora sui beni rifugio? Va bene, ma quali sarebbero?

Fino a pochi anni or sono ci si sarebbe sentito rispondere “in primis il mattone”, con l’indice a fare il gesto di una scaletta che sale. Provate a dirlo oggi a coloro che hanno, non dico premura, ma solo necessità di vendere un immobile.

L’oro? Il Franco Svizzero? Sono quotati e quindi soggetti ad oscillazioni (quando non ad improvvide dichiarazioni dei rispettivi banchieri centrali).

La grande novità degli ultimi anni sono i Bund, i buoni del tesoro tedeschi. “Sono i più sicuri in caso di deflagrazione dell’Euro”, si sente dire. In un certo senso è vero ma a patto di comprare un titolo adesso e tenerlo 10 anni per avere… gli stessi soldi. Al lordo dell’inflazione. Sarà anche vero che il Btp italico è più ballerino ma rende l’1,5% annuo. Una semplicistica somma su dieci anni ci restituisce un differenziale di rendimento del 15%. Il tutto poi se non accade nulla e se su dieci anni non si abbia bisogno di realizzare l’investimento.

Se questo è controllare il rischio…

Insomma benvenuti nell’era dell’incertezza!

 

Quali sono quindi i passi che si possono fare?

Molto semplicemente, farsi pagare un rendimento più elevato possibile per il rischio che si corre. Come? Andando a cogliere delle occasioni quando queste si presentano. Anzitutto non sempre il mercato è razionale nel prezzare il rischio, ne accennavamo nel precedente articolo, inoltre si possono implementare strategie che evitino le situazioni particolarmente rischiose soprattutto in termini di volatilità estrema, oppure operando su temi conosciuti.

Ad esempio nella redazione del Portafoglio MultiAsset vengono espresse le competenze non solo e non tanto di chi scrive ma anche e soprattutto di un gruppo di trader, gestori ed analisti, senza dimenticare il supporto informatico (indicatori, trading system, etc etc).

Il messaggio quindi è: fare gruppo per fare meglio tutti assieme. Se non ci credete provate a guardare l’equity del servizio MultiAsset:

PERFOMANCE AL 0607 MULTIASSET

 

Altro tema può essere la differenziazione. Attenzione però perché, come Luca Barillaro ha ampiamente mostrato a Rimini in occasione dell’ITF2016 (minuto 49 circa), spesso gli asset sono meno differenziati di quanto appaiano. In un mondo globalizzato un calo della produzione cinese implica calo del petrolio che a sua volta amplifica l’impatto del primo sull’export italiano, perché anche gli altri paesi emergenti …etc etc.

Altro tema importante, come accennato, è la volatilità. Sempre a Rimini sia Alessandro Aldrovandi (minuto 9) che Massimiliano Malandra (minuto 37 circa) hanno argomentato come, in ambiti differenti, il controllo della volatilità possa risultare vincente.

Tutto quanto sopra quindi va a sfatare un altro mito: per guadagnare di più occorre rischiare di più o, in altre parole, rischio e rendimento sono proporzionali. Come detto è stato appunto dimostrato il contrario.

Ma non solo.

Quella che segue è il confronto aggiornato tra l’andamento dell’equity line del servizio WDI (rossa), gestito da Alessandro Aldrovandi e citato nel video, e l’andamento dell’indice azionario mondiale (nero).

wdi3

Soprassediamo per un attimo sul fatto che la linea rossa risulti vincente. Immaginiamo che sia il contrario e che nell’ultimo anno l’andamento delle due curve sia invertito. Sarebbe potuto certamente succedere.

Ebbene anche in questo caso non è detto che il maggior rischio paghi. Come? Semplice: immaginate di entrare sull’azionario mondiale (riga nera ma che abbiamo immaginariamente invertito nell’ultima parte) intorno all’aprile 2015, ossia sul picco. Non solo sareste in sostanziale pareggio ma molto probabilmente avreste speso una fortuna in ansiolitici.

Il messaggio quindi è: non c’è guadagno senza rischio ma il rischio occorre farselo davvero ben pagare.

 

Come si vede la nostra quarta NON domanda ha trovato la sua conferma: no, non ci sono soluzioni certe.

 

Caro lettore, se è arrivato fino a questo punto merita un plauso.

La cosa più ovvia credo possa essere una lettura dei servizi e delle analisi di cui abbiamo parlato. Se ritiene di voler leggere i nostri servizi per una quindicina di giorni mi scriva pure all’indirizzo

strinati@itconsilium.it

 

 

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Una nuova rubrica il cui intento è di individuare le migliori azioni del listino italiano in ottica d'investimento. L’idea è quella di replicare la prestigiosa rubrica dog of the DOW. Dato che l’idea in se non ha la pretesa di essere originale ma solo utile abbiamo intitolato la rubrica the Dogs of Piazza Affari.

D’accordo con Massimiliano Malandra, uno dei nostri esperti di analisi fondamentale, abbiamo deciso di lanciare una nuova rubrica. 
Essenzialmente l’intento è di individuare, secondo una metodologia ampiamente collaudata sui mercati USA, le migliori azioni del listino italiano.
Come meglio spiegherà Max nel prosieguo dell’articolo l’idea è quella dei dog of the DOW. 
Dato che l’idea in se non ha la pretesa di essere originale ma solo utile abbiamo intitolato la rubrica the Dogs of Piazza Affari.
Lascio volentieri la penna a Max Malandra

Scommettere sui titoli di maggiore dimensione che staccano un buon dividendo è una classica tecnica da cassettisti. Che è stata “ingegnerizzata e portata alla ribalta a metà degli anni ’80 da Michael O’Higgins, leggendario gestore di fondi hedge. La metodologia originaria dei “Dogs of The Dow”, applicata alle azioni del Dow Jones Industrial consiste semplicemente nel selezionare i 10 titoli con il rendimento del dividendo più elevato per costruire un portafoglio in grado di battere l’indice di riferimento. I portafogli in realtà, con questi 10 titoli sono tre. Da anni applichiamo questa tecnica anche al Ftse Mib e i risultati sono stati storicamente interessanti e quasi sempre hanno permesso di far meglio del nostro indice. Vediamo ora la metodologia di costruzione dei tre panieri. Il primo, quello dei “10 dogs” comprende appunto i 10 titoli con il dividend yield maggiore scelti tra i 40 del Ftse Mib.

Ordinando questi 10 titoli per prezzo crescente e prendendo i primi cinque (quelli cioè con il prezzo inferiore) si ottiene il secondo portafoglio “5 dogs“: alla base del metodo è il fatto che un incremento (in assoluto) del prezzo ha un impatto percentuale maggiore su un titolo con un prezzo basso piuttosto che alto. Si tratta quindi di un portafoglio potenzialmente più redditizio ma anche più volatile.

Il terzo e ultimo portafoglio, detto “PPP” (Penultimate Profit Prospect) è composto infine da un solo titolo: il secondo dell’ordinamento (dal prezzo più basso a quello più alto). Si tratta solo di una anomalia statistica scoperta da O’Higgins ma valida anche sul mercato italiano: in genere – ma ovviamente non è una certezza – è un titolo che sovraperforma il mercato. Quest’anno è Enel.

Lo scorso anno, a fronte di un Ftse Mib cresciuto del 13,66%, il portafoglio dei “5 Dogs” ha guadagnato il 29,59% e quello dei “10 Dogs” il 21,58%, ma anche il PPP (composto dalla sola Unipolsai) ha sorpassato il benchmark, con un +13,54 per cento.

Ecco comunque l’elenco dei 10 titoli per il 2016: Unipolsai, Enel, Terna, Unipol Gf, Snam, StM, Banca Mediolanum, Tenaris, EniGenerali.

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  Descrizione aggiornata del portafoglio del servizio USA Risk Control.

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