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Enrico Malverti

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Trader meccanico dal 2000. È analista quantitativo e consigliere di amministrazione di Cyber Trade, società di ricerca in ambito finanziario e produttrice di robotrader e roboadvisor per clientela istituzionale e privata. Pioniere del trading meccanico da oltre 14 anni progetta modelli di trading automatico e di gestione del rischio per advisory a clienti istituzionali (fondi, Sgr e tesorerie di banche). E' inoltre Fund Manager per una società di investment management londinese. E' autore di diversi best seller sui trading systems e sull'analisi tecnica tra cui "Trading systems vincenti", “Il manuale del risparmiatore” e "I segreti dei trading system" (2016) editi da Hoepli. Dal 2008 al 2012 è stato capo del team di consulenza e membro del cda di una Sim di consulenza. Collabora con ItConsilium.it

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Ho conosciuto Eugenia Bergamaschi, Presidente di Confagricoltura Modena, 4 anni fa in occasione del terremoto in Emilia Romagna. Mi ha subito colpito per il suo modo di fare schietto e per la sua grinta con cui si è fatta portavoce verso il mondo politico delle necessità di un territorio profondamente segnato da numerose catastrofi naturali. Eugenia è una persona che getta il cuore oltre all’ostacolo, senza peli sulla lingua, e mi è sembrato quasi naturale interpellarla per approfondire la crisi economica italiana partendo proprio dal settore primario. Ne è uscita una piacevole chiacchierata che spero vi appassioni.

  • Qual è la situazione dell’agricoltura in Italia e in particolare in Emilia Romagna? La globalizzazione quali vantaggi e svantaggi sta portando al settore primario?

La situazione dell’agricoltura italiana e quella della regione Emilia Romagna, è molto pesante in questo momento. Il primo prodotto dell’annata 2016 che è stato raccolto, il frumento, ne è un esempio, nel senso che chi ha prodotto frumento, tra l’altro di alta qualità come percentuale di amido e resa per ettaro, si trova a fare i conti con prezzi di vendita molto bassi. Questo vale sia per il grano duro prodotto prevalentemente nell’Italia del sud che per il grano tenero prodotto anche nella nostra Regione. I prezzi di vendita si avvicinano a quelli di 30 anni fa. I costi di produzione del frumento e gli adempimenti burocratici sono aumentati e oggi il prezzo pagato al produttore non consente di coprire tali costi. Questa situazione è dovuta ad una alta produzione interna, alla forte concorrenza estera e ad azioni speculative. La nostra agricoltura è fatta in gran parte di prodotti di eccellenza (IGP e DOP) ma spesso questa nostre eccellenze non riescono a dare un adeguato riscontro economico a chi le produce.

Troppo spesso l’agricoltore, che è alla base della filiera agroalimentare, non guadagna. Questo succede con i suini, le pere, il parmigiano reggiano. Se dovessi individuare un comparto agricolo che non risente della crisi fino a qualche tempo fa avrei risposto il lambrusco ma anche questo, da circa un anno, è entrato in una forte crisi perché oggi purtroppo si sta producendo molto prodotto e si rischia di venderlo sotto costo.

  • Agricoltura e burocrazia. Le piccole e medie imprese vivono un’involuzione in Italia a causa della pressione fiscale elevata e della burocrazia che ostacola l’efficienza e la politica sembra essere sorda ad interpretare queste esigenze, anzi a volte sembra volutamente sembra mettere i bastoni tra le ruote alle PMI. Anche nel settore primario il problema è così grave?

Un imprenditore agricolo si trova, ogni giorno, ad affrontare le stesse difficoltà per fare impresa come gli imprenditori di altri settori. La burocrazia soffoca l’impresa e la voglia di fare impresa. Noi imprenditori siamo uccisi da una mole di burocrazia che comporta un elevato costo in termini di tempo (noi spediamo tantissimo tempo per adempimenti burocratici) e di denaro. È fondamentale sottolineare come molti di questi adempimenti burocratici spesso non servono assolutamente a nulla se non a creare carta. Un esempio ne è la nuova Politica Agricola Comunitaria che è entrata in vigore dal 2015. Questa nuova PAC è partita già vecchia con adempimenti e obblighi che rendono impossibile produrre. Ogni volta che, sia a livello europeo che a livello nazionale, si parla di semplificazioni le cose peggiorano sia in termini di adempimenti che di costi. “Noi vogliamo produrre cibo di qualità e non carte in quantità” con questo slogan noi agricoltori abbiamo manifestato a maggio in diverse piazze Italiane per difendere le nostre aziende. Dal 2000 hanno chiuso circa 310 mila aziende del settore primario. Se non si mette mano ai tanti problemi che attanagliano l’agricoltura questo numero potrebbe aumentare ancora.

  • Si dice che uno dei problemi dell’agricoltura sia l’eccessivo potere della Grande Distribuzione. È vero? Se sì cosa stanno facendo gli agricoltori per cambiare gli equilibri?

La grande distribuzione ha un grande potere, è lei che spesso decide i prezzi dei prodotti agricoli. Questo avviene perché lei ha un forte potere contrattuale rispetto agli agricoltori che sono tanti e spesso male organizzati; siamo troppo individualisti (è una critica che faccio agli agricoltori), non riusciamo a fare massa critica, non riusciamo a capire l’importanza del valore dei nostri prodotti e del nostro lavoro. Troppo spesso ci dimentichiamo che noi produciamo cibo e che se una mattina ci stancassimo di produrlo o di consegnarlo metteremmo in crisi tutti gli anelli della catena produttiva agroalimentare. Un esempio per capire meglio la nostra debolezza di produttori agricoli nei confronti della Gdo è quello che accade nel settore delle pere. L’80% delle pere italiane viene prodotto tra le province di Modena, Ferrare e Bologna. Sempre in queste 3 province viene prodotto il 90% mondiale della qualità di pera Abate. Nonostante questa forza produttiva i frutticultori di queste province sono in crisi da più di 5anni. Non ci sono leggi, non ci sono regole chiare a tutela del produttore per diminuire questo grande potere della Gdo. Finché non capiremo che occorre fare massa critica, creare un marchio e perdere anche un po’ del nostro interesse individualistico, l’agricoltura e gli agricoltori rimarranno sempre schiacciati e perdenti. A volte meglio perdere un dito e salvare il braccio, noi invece preferiamo perdere il braccio piuttosto che metterci assieme. Noi produttori agricoli dobbiamo comunque fare un salto di qualità. Il mondo cambia rapidamente e anche noi dobbiamo cambiare rapidamente mentalità, investire nell’innovazione, ottimizzare i processi produttivi delle nostre aziende per abbassare i costi di produzione, fare più squadra e maggiore aggregazione di prodotto creando marchi di qualità. Non basta produrre buone pere, occorre creare un brand. Questo vale per le pere come per il pomodoro e per qualunque altro prodotto agricolo. Gli agricoltori sono molto bravi a produrre eccellenze ma sono decisamente molto meno bravi a venderle anzi molto spesso demandano ad altri la loro vendita. In un mondo governato dalla globalizzazione se non si fa aggregazione di prodotto e se non si crea un unico brand non si riescono a raggiungere quei mercati lontani che possono essere importantissimi per la vendita dei nostri prodotti di eccellenza. Comunque tutto questo deve essere accompagnato da una forte e importante riforma di sburocratizzazione che assolutamente il nostro Paese deve fare per essere anche lui più moderno e competitivo.

  • Pensi che gruppi di acquisto, internet e la rete possano aiutare gli agricoltori ed i consumatori aggirando la grande distribuzione o l’agricoltura ha problematiche che ostacolano l’utilizzo della rete?

Purtroppo per molti imprenditori agricoli l’utilizzo della rete è ancora sconosciuto. Questo perché l’età media degli imprenditori agricoli è piuttosto alta perché il ricambio generazionale è molto lento e difficile. Gli Imprenditori agricoli di una certa età fanno piuttosto fatica a comprendere certe nuove forme di vendita. Conosco invece diversi giovani imprenditori che si sono messi in rete con le loro diverse produzioni e riforniscono direttamente vari gruppi di acquisto su diverse città come Cremona, Milano, ecc.. Sono i giovani che sono più predisposti ad affrontare i cambiamenti e a percorrere nuove strade di vendita. Anche l’utilizzo di internet sta diventando sempre più importante per fare agricoltura ma anche qui vi è una certa difficoltà a farlo entrare come normale strumento lavorativo per gli imprenditori non più giovanissimi.

  • Che opinione hai del TTIP? Confagricoltura ha una posizione in merito?

Non c’è una posizione ufficiale, è un argomento interessante che può portare a dei vantaggi a mio avviso per l’Italia, può diventare anche una opportunità se gestita bene. Per il momento su questo tema le trattative sono ancora un po’ in alto mare. Personalmente credo che possa essere uno strumento interessante ma con i giusti equilibri e con regole chiare. Dipende sempre dal “come” vengono scritti gli accordi e le regole in modo da non creare vantaggi ad una sola economia. Se mai si dovesse arrivare alla sottoscrizione del TTIP è importante ci sia poi anche corretta informazione .

  • Agricoltura e tecnologia. Ho ascoltato un tuo intervento ad un convegno in cui parlavi dell’utilizzo della robotica in agricoltura. Molto è stato fatto ma molto si farà in futuro, sono allo studio macchinari per la raccolta della frutta (anche se occorreranno forse anni). Pensi che la robotica possa togliere lavoro o, come spesso accade, sia invece una opportunità per tutti sia per migliorare l’efficienza che per riqualificare le competenze?

Sono favorevole alla tecnologia e all’ampliamento dell’utilizzo della robotica, occorre andare verso un lavoro agricolo sempre più specializzato. La manodopera non qualificata in agricoltura è sempre meno sia per motivi di sicurezza sul lavoro sia perché le aziende cercano di meccanizzare il più possibile le operazioni di lavoro per abbassare i costi di produzione. La strada per uscire da questo tunnel nero di crisi profonda che stiamo vivendo noi agricoltori è la specializzazione e l’innovazione. Solo così si possono abbassare i costi, ridurre gli sprechi, ad esempio dell’acqua, bene importantissimo per la sopravvivenza del nostro pianeta, ottimizzare gli interventi e ridurre l’utilizzo anche di sostanze chimiche in difesa dell’ambiente. In tal senso stiamo operando con un gruppo di produttori di pere. Insieme abbiamo fatto alcuni incontri e abbiamo anche interpellato un centro di ricerca ed innovazione per verificare se è possibile riuscire a realizzare un progetto molto ambizioso sulla raccolta meccanizzata di questo frutto. Il progetto è molto ambizioso e forse anche un po’ futurista” ma la voglia di innovare e di cambiare è tanta. Certo che per fare agricoltura e farla bene abbiamo bisogno di politiche forti che ci aiutino ad affrontare le sfide future. La politica deve assolutamente mettere in campo leggi e disponibilità economiche per la ricerca e l’innovazione.

Occorre anche che la nostra voce in Europa sia più forte e più autorevole perché troppo spesso la nostra agricoltura ha dovuto soccombere a leggi e provvedimenti Europei. Troppo spesso in Europa

si prendono decisioni che penalizzano le nostre produzioni agricole di eccellenza.

  • Finanza e agricoltura: la crisi come ha cambiato il rapporto banche/agricoltori e la situazione di accesso al credito com’è?

In passato il rapporto tra agricoltura e banche è sempre stato buono perché l’agricoltura è un settore molto patrimonializzato (proprietari di terreni e fabbricati) e quindi di interesse per il sistema bancario. Oggi questo rapporto è molto più difficile e anche se a parole risultiamo essere sempre un settore interessante per le banche l’accesso al credito per le imprese agricole è abbastanza difficile, complesso e lungo. Spesso ci troviamo a interloquire con dirigenti bancari che non conoscono il nostro mondo. Anche i nuovi parametri imposti dalle regole di Basilea non aiutano di sicuro l’accesso al credito per le aziende agricole. Confagricoltura per aiutare, supportare ed accompagnare le imprese agricole associate nel difficile percorso per l’accesso al credito ha creato Agricheck. Agricheck è una società di consulenza per l’accesso al credito in agricoltura che ha sottoscritto a livello nazionale diversi accordi con importanti Istituti Bancari Nazionali per aiutare ad abbassare i tempi e i costi per l’accesso al credito per le proprie aziende associate. Agricheck in oltre può anche fornire un servizio importante di analisi dello stato patrimoniale ed economico per le aziende agricole.

 

 

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In apertura il robot della Yamaha

Vi ricordate di “Kit”, l’automobile parlante che guidava da sola? E chi non ha visto almeno una volta “Terminator” o altri film in cui le macchine arrivavano a prendere il sopravvento sull’uomo?

Sarà per il condizionamento derivante dai film, sarà per un retaggio derivante dagli albori della rivoluzione industriale ma l’uomo medio ha sempre visto con sospetto e diffidenza le macchine.

La stessa diffidenza la sperimento ogni giorno in finanza da 15 anni a questa parte.

Oramai i robotrader hanno più che dimostrato la loro efficacia. Con la loro efficienza hanno mandato in pensione la maggior parte degli “scalper” (avete notato che persino il termine scalper è oramai in disuso?), ossia quegli operatori che compravano e vendevano sul filo dei secondi effettuando centinaia di operazioni al giorno. Eppure c’è ancora chi spesso mi dice: “Ti affidi a dei computer?? Per una attività difficile come il trading di borsa??“. Proprio perché il trading è una attività difficile, complessa, che richiede decisioni veloci, una alta soglia di attenzione, di monitorare tanti parametri e logorante i computer possono svolgere egregiamente il loro compito ed è uno dei settori in cui i robot la fanno da padrone, senza che magari tanti se ne rendano conto… Ma l’utilizzo massiccio dei robot non si ferma alla finanza o nel settore bellico e militare.

Qualche settimana fa una mamma davanti a scuola mi esterna le sue preoccupazioni per il figlio che deve decidere cosa studiare dopo le scuole medie e mi dice “… […] D. vorrebbe fare elettronica ma secondo me sono in troppi oramai…” E io… “Dipende dai punti di vista, la robotica ad esempio è in continua espansione e non credo si fermerà…“.

Se vi documentate su riviste e su internet noterete come i robot stanno iniziando a prendere piede in tutti i settori e già ora si iniziano ad intravedere scenari da film di fantascienza di qualche anno fa.

FCA e Google collaboreranno allo sviluppo di automobili che si guidano da sole (così come altre case automobilistiche). Yamaha ha sviluppato un robot in grado di guidare una moto (e già c’è chi fantastica su gare in moto con i robot a guidare le moto al posto di Valentino Rossi e Jorge Lorenzo).

Per quanto riguarda le auto scenari futuristici sono già realtà: ad esempio è notizia di questi giorni che è nato il primo campionato di automobili senza piloti. Dal 2017 “robo-race” sarà a contorno del campionato di Formula E (auto a propulsione elettrica).

Inoltre sappiate che Asimo (prodotto da Honda), uno dei primi umanoidi, è in continua evoluzione, interagisce perfettamente con gli esseri umani tanto che aspetta i visitatori stranieri al posto di controllo dei passaporti dell’Aeroporto di Narita, per presentare la tecnologia giapponese.

I robot ruberanno il lavoro agli esseri umani o li aiuteranno in tutto, lavoro compreso? Io credo alla seconda ipotesi. La robotica è il presente ma sarà soprattutto il futuro in quasi tutti i settori possibili, compreso quello medico-sanitario. Se pensate che i robot possano essere causa di licenziamenti e incremento della disoccupazione leggetevi questo articolo di Randstad: “Robotica e lavoro: come sta cambiando lo scenario“.

Il futuro è adesso. Capirlo, così come successo in finanza negli ultimi anni, farà la differenza tra chi sarà in grado di evolvere il proprio know-how e starà al passo con i tempi e chi si estinguerà.

 

 

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Fare trading viene sempre più considerato un lavoro vero e proprio. Ecco alcune considerazioni che non tutti evidenziano e che possono fare la differenza.

“Di cosa i occupi? Che lavoro fai?”

“Faccio il trader”.

“Il trader che? Ossia?”.

Una dozzina di anni fa uno scambio di battute simile era la regola, tanto che io per anni con amici o conoscenti che mi chiedevano di cosa mi occupassi dopo essermi licenziato in banca rispondevo genericamente “il consulente” anche se all’epoca non era vero.

Fortunatamente a distanza di tanti anni il lavoro di trader, sia privato, che istituzionale è diventato un po’ più parte dell’immaginario collettivo anche grazie a film di successo come “The wolf of Wall Street”, talvolta anche per pubblicità ingannevoli e fuorvianti, fatto sta che tanti giovani ambiscono a fare i trader e potrebbe essere utile, viste le domande che ricevo puntualmente ai seminari, dare qualche consiglio lavorativo.

Innanzitutto distinguiamo due figure: il trader privato ed il trader istituzionale.

Fare il trader privato è affascinante ma non alla portata di tutti. Il lato affascinante del mestiere, quello che i più raccontano, è l’essere padrone di te stesso: non hai capi, puoi lavorare in qualunque parte del mondo, “basta” un pc e una linea internet; è un lavoro certamente meritocratico, non devi fare km e km nel traffico e puoi lavorare anche in pigiama ascoltando la radio. Bene: qui finiscono i vantaggi. Passiamo ai lati negativi: è un lavoro alienante, si è molto soli anche se i social network hanno in parte aiutato da un lato ad avere un contatto con gli altri, dall’altro hanno aggravato l’esistente, ossia alla fine di qualcosa si diventa schiavi: tra trading, email, skype, whatsapp, facebook e chi più ne ha più ne metta, si finisce schiavizzati dal monitor e dallo smartphone, assorbiti un un mondo virtuale a parte. Ne conseguono malanno fisici a lungo andare dati dalle troppe ore a pc: posturali (dolori alla schiena e alle spalle), tunnel carpale, cali della vista, disturbi digestivi, ecc… Complice, anzi artefice di tutto questo, è anche l’elevato livello di stress cui ci sottopone perché quotidianamente occorre cercare di ricavare dal mercato il necessario per vivere, ma poiché non esistono pietre filosofali, per quanto si sia bravi, ci sono periodi di perdita, in cui i propri metodi (meccanici o discrezionali) vanno un po’ in crisi, e in quei momenti di crisi mantenere lucidità non è facile, soprattutto se si ha una famiglia sulle spalle (mentre quando si è più giovani è un po’ più facile dal lato psicologico). Alla fine uno dei principi base per durare nel tempo è la diversificazione, che richiede discreti capitali. Ecco che spesso qualcuno arrotonda anche con la formazione che, quando è una attività accessoria, ha soprattutto un vantaggio psicologico, sapere che se dovesse arrivare una fase di perdita prolungata una entrata, anche se piccola la si avrà.

Non dimentichiamo infine che il trader privato non è un lavoro riconosciuto come tale dallo Stato, non occorre una P. Iva ma se è vero che si pagavano poche tasse (ora tra Tobin Tax, capital gain al 26% e imposte di bollo non è più così) è anche vero che non esiste tutela in caso di malattia (per cui occorre farsi polizze sanitarie e polizze vita) ne’ si pagano contributi per cui occorre pensare anche alla propria pensione.

Vista la crisi del mondo del lavoro in Italia e le tasse che hanno aggredito anche il risparmio è però sull’attività di trader istituzionale dove ricevo le maggiori richieste di informazione da parte di giovani e neolaureati.

Come si fa a fare il trader istituzionale? Domanda che mi sono posto anche io a inizio carriera. All’epoca non trovai nessuno in grado di darmi risposte convincenti, men che meno in rete, quindi spero con queste poche schiette righe di essere di aiuto a qualche giovane.

Partiamo dalla coda: il discorso è un po’ sfumato se si vuole lavorare in Italia o all’estero. In Italia avere qualche conoscenza all’interno di un istituto aiuta, la classica spintarella delle conoscenze interne aiuta ad entrare ed a scavalcare la fila dei curriculum sul tavolo un po’ dappertutto, tanto che in alcune banche (a livello di filiale) gira sempre la classica storiella che ci sia almeno un raccomandato incapace per filiale che non sa fare il suo mestiere: vengono distribuiti qua e là in modo che facciano meno danni possibili. All’estero non è così, c’è molta più meritocrazia e se si è disposti a fare una esperienza di lavoro all’estero in qualche grosso istituzionale (strada che io consiglio, soprattutto a Londra) ci sono maggiori probabilità di riuscire a rientrare in Italia dalla porta principale e senza dover avere raccomandazioni alle spalle (ammesso che poi si abbia tutta questa voglia di voler tornare). A livello di competenze l’analisi fondamentale serve soprattutto in Italia dove l’approccio macro è ancora il preferito della maggior parte degli istituti che sono old style. Si sappia però che di trading, anche per questo, ma non solo, se ne fa poco, si fa molta posizione con hedging, specie in obbligazioni, fondi, fondi di fondi, ma nelle tesorerie bancarie, fondazioni ecc… trading attivo poco (ci sono alcuni che fanno eccezioni ma mediamente le cose sono così). Negli ultimi anni ha preso piede l’analisi quantitativa anche in Italia ma spesso più per marketing che altro. All’estero invece le competenze cambiano: è importante saper programmare C#, Python, C++, Javascript, l’uso di Matlab può talvolta essere un plus, se si è fatto uno stage e si sa usare anche Bloomberg meglio ma non fondamentale; occorre conoscere la statistica, un po’ di econometria e fondamentale conoscere bene gli strumenti finanziari, l’analisi fondamentale può essere utile, quella tecnica poco, molto poco. Scrivere nel proprio curriculum che si è fatto un corso di analisi tecnica è rubare spazio a qualcosa di più importante. Per inciso nessuna piattaforma di analisi tra le più note è particolarmente utile per il curriculum, conoscere Metatrader, molto usata dai retail, è inutile a meno che non cerchiate lavoro presso un broker (esempio help desk) o piccole società di gestione specializzate sul Forex, dove invece diventa importante.

Multicharts invece è adottata da diversi istituzionali medio piccoli al pari di CQG ed eSignal. Ne consegue che le lauree più importanti sono economia e in seconda battuta ingegneria. Ovviamente il voto di laurea incide per farsi notare ma anche il tempo è importante, soprattutto per cercare lavoro all’estero dove occorre essere competitivi con persone madrelingua inglese che si laureano solitamente in tempi più brevi dei nostri.

Uno dei pochi modi esistenti per bruciare delle tappe se non si hanno gli skills evidenziati sopra è quello di farsi un track record magari partecipando ad un campionato di trading (in Italia il più noto e di lunga tradizione è il campionato ITCup (www.itcup.it). È pieno di meteore che hanno partecipato e talvolta vinto un campionato di trading ma per tre che scompaiono ce n’è uno realmente bravo (citiamo ad esempio Remo Mariani, Andrea Unger, Davide Biocchi ed altri ancora), ed è un quid in più che può attirare l’occhio di qualche datore di lavoro.

 

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“L’articolo è free. Per leggerlo è sufficiente registrarsi al sito” Ieri abbiamo assistito all’ennesimo crollo di MPS e molti titoli bancari gli sono andati dietro, anche titoli che un anno fa avevano performato benissimo come Bper e Banco ma che

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Nelle occasioni in cui partecipo alla trasmissione “Analisi tecnica” di Class CNBC ed ho un contatto diretto con il pubblico non manca mai almeno una domanda su Banca MPS e spesso qualche preoccupazione degli investitori le ricevo anche via email.

Il 4 gennaio proprio in diretta televisiva avevo suggerito di evitare le banche ma a chi avesse voluto rimanere investito sul comparto bancario di prendere in considerazione Banca Popolare di Milano piuttosto che Banca MPS (guarda il video qui).

 

Nel grafico qui sotto possiamo osservare il ratio di forza (ratio, ossia il rapporto tra i prezzi delle due azioni) che mostra la maggior forza di BPM rispetto ad MPS.

Dal 4 gennaio MPS ha perso oltre il 20% mentre BPM ha pure perso ma il 6,5%.

ratio BPM_MPS

Ribadisco però che la situazione in generale sull’indice invita alla prudenza ma nel caso specifico su MPS va sconsigliato a chi fosse in posizione e in forte perdita di continuare a fare media sul prezzo di carico. Fare media (cioè continuare a comprare in discesa abbassando il prezzo di carico) non è sempre sconsigliabile, ci sono anzi condizioni in cui il trader esperto può farlo con successo ma non va MAI fatto in assenza di supporti e quando il rischio è eccessivo sia sui fondamentali, sia per una eccessiva esposizione percentuale del portafoglio.

Tecnicamente ad esempio su MPS l’unico momento per giocarsi il jolly negli ultimi 12 mesi per chi avesse voluto comprare era sul supporto formatosi a 1,45 con stop stretto. Ceduto quello non c’era che da rimanere alla larga.

MPS_supporto

Poiché, come ha evidenziato anche il collega Mazziero in un post di ieri, di crisi bancarie potremmo vederne altre e sappiamo che è entrato in vigore il salvataggio interno col possibile azzeramento di azioni ed obbligazioni subordinate, pensateci bene prima di accumulare titoli tecnicamente in downtrend e con pessimi dati fondamentali. Vale anche per gli aumenti di capitale che hanno senso quando si è di fronte a una società che produce utili che vuole finanziare nuovi progetti o di fronte ad un radicale risanamento, altrimenti adc buoni solo per coprire dei buchi di bilancio, come se ne sono visti tanti, meglio scansarli come la peste.

deteriorated loanscrediti deteriorati delle banche italiana in miliardi di €

 

 

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Il rimbalzo che ci attendevamo, sulla base probabilistica di un trading system qualche seduta fa, si è fatto attendere troppo, di conseguenza vendiamo con ordine limitato Chesapeake Utilities e inseriamo uno stop loss sul contrattino mini Nasdaq comprato il 5

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Dopo tre giorni di vendite copiose sui mercati finanziari decidiamo di comprare 10000 € di Lyxor Etf Dax (ISIN: LU0252633754). Potrebbe sembrare un azzardo ma è un rischio calcolato e chi non risica non rosica… IL mercato è in forte

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Il 2016 si è aperto con i fuochi artificiali in borsa e all’insegna del rosso Ferrari che non ha portato bene ai listini.

Come ho detto ieri su Class CNBC (per chi si è perso la puntata Analisi Tecnica con Emerick De Narda può guardare il video qui https://youtu.be/HwxERL6bX-U ) se non vi siete messi short a fine 2015 aspetterei a farlo ora. I miei trading system sui mercati europei sono ancora short ma su Usa oggi pomeriggio compreranno (gli short li hanno chiusi ieri). Anche sul Ftsemib potrebbe starci un rimbalzo, già altre 5 volte il mercato è sceso sotto i 21000 punti durante la settimana per poi recuperare il livello entro venerdì. Solo una chiusura sotto i 21000 punti potrebbe far cambiare lo scenario da laterale a ribassista.

Wait and see… Per dirla all’inglese…

Intanto tra i titoli più interessanti in ottica long citiamo Finmeccanica, Terna, FCA, Exor e… in scia Ferrari.

Girate al largo invece da Mps a meno che non amiate il brivido…

Finmeccanica

 

Terna

 

FCA

 

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La prima seduta dell’anno è andata e se il buon giorno si vede dal mattino il 2016 ce ne mostrerà delle belle con i listini dipinti da un bel rosso Ferrari che però non è stato gradito da buona parte

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Il 2015 volge al termine e anche in Borsa siamo già tutti proiettati al 2016 che si apre all’insegna dell’incertezza sia per la situazione geopolitica internazionale sia perché dal punto di vista macroeconomico si è ampliata la forchetta tra Usa ed Europa come viene evidenziato dalla divergente politica monetaria tra Fed e BCE.

L’Italia nel 2015 ha fatto la parte del leone con una performance a doppia cifra che la pone ai vertici insieme al Giappone. Il risultato è maturato soprattutto nei primi 3 mesi dell’anno per poi entrare in un estenuante sali e scendi degno del miglior laterale, frutto di una grande incertezza. L’economia italiana non riparte nonostante la congiuntura favorevole e il sistema bancario scricchiola, tuttavia i supporti reggono…

Andiamo ad osservare alcuni titoli azionari del FTSEMIB. I titoli che seguono non rappresentano raccomandazioni di acquisto ma titoli interessanti dal punto di vista tecnico e per fornire un maggior spunto di lettura li dividiamo in due categorie:

 

  1. Titoli in up trend che stanno correggendo e sono vicini ai supporti dinamici:

Yoox

yoox

 

Buzzi

buzzi

 

A2A

a2a (2)

 

Finmeccanica

finmeccanica (1)

 

 

  1. Titoli laterali che si trovano sui supporti statici o titoli in trend ribassista di breve che hanno formato bottom importanti:

Bper

bper2

 

Atlantia

atlantia

 

Telecom

telecom

 

Intesa

intesa (3)

 

Mediobanca

mediobanca

 

Bancopopolare

bancopopolare

 

Popolare Milano

bcapopomialno

 

I migliori auguri di un sereno Natale e felice Anno Nuovo da parte mia e di tutta la redazione di itConsilium