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Massimiliano Malandra

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Analista fondamentale, tecnico e quantitativo, socio Aiaf. Ha lavorato come consulente aziendale fino al 2000, poi presso l’Ufficio Studi del settimanale Borsa & Finanza fino al 2012 realizzando analisi di settori e titoli, redazione di report; analisi intermarket; creazione di modelli quantitativi per asset allocation e stock picking. Nel 2013 ha cofondato il sito FinanzaOperativa.com, di cui cura i portafogli in Etf e in titoli italiani. Collabora con le principali riviste finanziarie italiane (Patrimoni, Advisor, Effe, Milano Finanza) ed è spesso ospite della trasmissione televisiva “Soldi”. È autore di un capitolo del libro “Invest in Europe Now!” di David Kotok e Vincenzo Sciarretta (ed. Wiley & Sons). Esperto di approccio risk parity, cura strategie quantitative di successo costruite con questa metodologia in etf e fondi comuni.

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Sono nati per essere fedeli all’investitori oppure perché mordono metaforicamente le caviglie del Dow Jones, incalzandone le performance? L’etimologia dei “Dogs of the Dow” può essere ambigua, ma il risultato è certo, sperimentato in oltre 30 anni di applicazione. La metodologia dei “Dogs” è del gestore americano Michael O’Higgins, pubblicata per la prima volta nel libro ‘Beating the Dow’ nel 1990. Vuol essere, nella pratica, una classica buy and hold strategy, condotta con un orizzonte temporale annuale, con un approccio sia statistico sia fondamentale.

Vediamolo in dettaglio. L’indice di partenza è il Dow Jones Industrial (nel caso statunitense, il Ftse Mib in quello italiano), per cercare di minimizzare il rischio di incappare in aziende men che solide. Dai titoli di questi indici (30 per il Dow e 40 per il Ftse Mib) si ricavano i prezzi di chiusura nell’ultima seduta dell’anno, il dividendo erogato nell’anno (depennando quindi eventuali titoli che nel corso dell’anno non avessero distribuito utili ed eventuali dividendi straordinari) e ricavando quindi il rendimento, lo yield (rapporto fra il dividendo erogato e prezzo degli stessi). La decisione di scegliere l’ultima seduta dell’anno è arbitraria, ma comoda dal punto di vista del calcolo delle performance e dei dividendi erogati dalle imprese; tuttavia nulla vieta di puntare su una data di partenza differente con l’accortezza di mantenere poi i titoli selezionati per 12 mesi.

Ordinando per yield decrescente, vengono scelti i primi dieci titoli che presentano il rendimento più elevato: questo portafoglio dei “10 dogs” è il più conservativo e il più diversificato: un alto numero di titoli porta a una minore vulnerabilità del portafoglio, in presenza di perdite da parte di uno o più titoli. Dato che il sistema tende a escludere le aziende che non erogano dividendi, e quindi in particolare le growth stock, la filosofia alla base di questa prima scelta di titoli si basa su una certa stabilità nella distribuzione degli utili da parte delle blue chip. Un elevato yield indica quindi nella generalità dei casi una certa sottovalutazione del titolo, o comunque un mercato che in quel momento non crede nella società o meglio nelle sue capacità prossime di aumentare i profitti; ma mentre i prezzi fluttuano, la volatilità dei dividendi è in genere senz’altro inferiore. I dividendi, poi, in Italia ma anche negli Stati Uniti, rappresentano un’importante fonte di guadagno sui mercati azionari (si veda il grafico relativo alle performance dell’S&P500).

Il secondo passaggio consiste invece nell’ordinare i dieci titoli prima individuati per quotazione crescente e scegliere i primi cinque, quelli cioè con il prezzo più basso. Questo perché una variazione in termini assoluti nel prezzo ha chiaramente un impatto più elevato se il prezzo è inferiore. Il portafoglio così individuato dei “5 dogs” risulta più speculativo rispetto al precedente, anche perché i titoli presenti sono la metà. Costruire il terzo portafoglio – che viene indicato come Ppp (acronimo di penultimate profit prospect) – consiste in realtà nella semplice scelta di un titolo, il secondo fra i cinque precedenti.

Questa la teoria. E la pratica? Storicamente i portafogli hanno sempre avuto performance molto interessanti, in genere superiori agli indici di riferimento (Dow Jones e Ftse Mib). E il flusso cedolare dato dai dividendi è sempre stato un piacevole intermezzo nel corso dell’anno. Di seguito i risultati dei vari portafogli nel corso del 2015 e 2016, e quelli del 2017 aggiornati a venerdì mattina 21 luglio.

Cani 2015
Cani 2015

 

 

dogs2016-ita
cani2016

 

dogs2017-ita

 

 

Performance decisamente interessanti. Tuttavia si può fare ancora di meglio con questi titoli? Certamente sì. Ad esempio movimentando un po’ di più il Buy & Hold annuale dei 10 titoli. Come? Lo vedremo nei prossimi articoli. E i risultati non deluderanno di sicuro!

 

 

 

 

 

 

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Il Ftse Mib si conferma in area 21.400 punti e il rialzo da inizio anno si mantiene intorno al 12,3 per cento. Aumenta quindi il distacco, in parte grazie ai dividendi, che stanno dando all’indice tutti e tre i nostri

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Il Ftse Mib si mantiene al di sopra della soglia dei 21.000 punti e conserva così un guadagno del 12,1% da inizio anno. Molto meglio, in parte grazie ai dividendi, si stanno comportando tutti e tre i nostri portafogli costruiti con le metodologie di Michael O’Higgins. Il migliore resta il Portafoglio PPP costituito da un solo titolo, che quest’anno è Banco Bpm: il nuovo gruppo, nato dall’aggregazione di Banco Popolare e Bpm, da inizio anno, segna un +35,25 per cento. A seguire il paniere dei “5 dogs” con un +17,46% e quello dei “10 dogs”, +19,9 per cento. FinecoBank è il miglior titolo del portafoglio con un +40,1%, seguito da Banco Bpm e da Intesa SanPaolo (+25,85%).

I 10 titoli del Portafoglio Italia 2017 – in ordine crescente di prezzo – sono: Unipolsai, Banco Bpm, Intesa Sanpaolo, Unipol, Snam, FinecoBank, Poste Italiane, Generali, Eni e Azimut. Dopo diversi anni, quindi, per la prima volta il Portafoglio è decisamente sbilanciato sul comparto finanziario (banche, assicurazioni e asset management).

 

 

 

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classifica

 

 

 

 

 

 

 

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Il Ftse Mib si è riportato ancora una volta al di sopra della soglia dei 21.000 punti (al close del 6 luglio): l’indice delle blue chip italiane guadagna così il 10,46% da inizio anno. Un’ottima performance per il nostro listino,

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Si conclude il primo semestre dell’anno e i risultati del Portafoglio Italia 2017 sono decisamente confortanti. Il Ftse Mib ha di nuovo abbandonato la soglia dei 21.000 punti e quindi limita ora il guadagno al +8,66% da inizio anno. Molto

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Con il recupero delle ultime sedute il Ftse Mib è tornato sopra la soglia dei 21.000 punti: tuttavia l’indice delle blue chip italiane limita il guadagno al 10,39% da inizio anno. Molto meglio, in parte grazie ai dividendi, si stanno

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Con la recente flessione il Ftse Mib è tornato sotto l’area dei 21.000 punti: l’indice delle blue chip italiane limita così il guadagno al 9,9% da inizio anno. Molto meglio, in parte grazie ai dividendi, si stanno comportando i nostri

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Il ritorno del Ftse Mib al di sopra della soglia dei 21.000 punti ha portato a una performance del +11% da inizio anno dell’indice delle blue chip italiane. Un ottimo risultato, ma ancora meglio si stanno comportando i nostri portafogli

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Appesantito dallo stacco dividendi, il Ftse Mib si è attestato ora in area 21.200 punti: l’indice delle blue chip italiane guadagna così l’11% da inizio anno. Molto meglio, in parte grazie ai dividendi, si stanno comportando i nostri portafogli costruiti con le metodologie di Michael O’Higgins. Il migliore resta il Portafoglio PPP costituito da un solo titolo, che quest’anno è Banco Bpm: il nuovo gruppo, nato dall’aggregazione di Banco Popolare e Bpm, da inizio anno, segna un +31,76 per cento. A seguire il paniere dei “5 dogs” con un +17,17% e quello dei “10 dogs”, +14,88 per cento. FinecoBank è il miglior titolo del portafoglio con un +32,27%, seguito da Banco Bpm e da Azimut (+23,88%).

I 10 titoli del Portafoglio Italia 2017 – in ordine crescente di prezzo – sono: Unipolsai, Banco Bpm, Intesa Sanpaolo, Unipol, Snam, FinecoBank, Poste Italiane, Generali, Eni e Azimut. Dopo diversi anni, quindi, per la prima volta il Portafoglio è decisamente sbilanciato sul comparto finanziario (banche, assicurazioni e asset management).

 

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NDR (01/06/2017)

L’articolo viene pubblicato in ritardo a causa di un problema tecnico, cosa di cui ovviamente ci scusiamo con l’autore e soprattutto con i lettori. La redazione ha ritenuto tuttavia di pubblicarlo per non fare mancare la continuità della rubrica, soprattutto in ragione della finalità didattica e di ricerca.

 

 

 

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La metodologia dei “Dogs of the Dow” è stata ideata dal gestore di hedge fund Michael O’Higgins. Cerca di conciliare un approccio fondamentale con un metodo statistico e destò sensazione quando fu resa pubblica per la prima volta nel libro

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